Gorizia addio alle vecchie insegne in ferro battuto sostituite da dalle lanterne rosse dell’imprenditoria cinese
Cresce l’imprenditoria cinese a Gorizia: +6%
Salgono a 34 le attività in città gestite da cittadini orientali. Boom di grandi magazzini, centri massaggi e gastronomie. Numeri in grande espansione secondo Camera di commercio e Caritas/Migrantes.
di Francesco Fain
Gastronomie d’asporto e ristoranti. Sino a ieri, la presenza imprenditoriale cinese a Gorizia si limitava a questo comparto. Difficilmente, erano interessati altri settori: gli involtini primavera e gli spaghetti di soia, insomma, erano gli indiscussi protagonisti.
Oggi, non solo in città ma in tutta la provincia (per non dire nell’intero Friuli Venezia Giulia), si assiste ad un’esplosione di aperture di centri massaggi e di grandi magazzini, in cui è possibile trovare di tutto: dai vestiti (assoluti protagonisti) a giocattoli, bigiotteria, articoli after market per le auto, casalinghi, scarpe e… chi ne ha più ne mette. Tutto a prezzi concorrenziali. Una sorta di piccole “Standa” in salsa cinese.
In via Trieste, tanto per fare un esempio, è appena stato aperto un negozio di questo tipo, nei locali che sino a qualche tempo fa ospitavano il discount “Eurospin”, emigrato in una nuova sede poco più avanti. Dentro, si può trovare di tutto e più di qualcuno ha fatto notare che soltanto i cinesi, visti i tempi di crisi, potevano strappare quegli spazi al degrado. Lo stesso destino ha avuto, qualche tempo fa, l’ex negozio di abbigliamento “M&S” (già magazzini Bernardi) a Sant’Anna: anche lì ci sono i cinesi. Senza contare i tanti centri massaggi disseminati in città: da via Carducci a Lucinico.
Gli imprenditori con gli occhi a mandorla hanno iniziato a differenziare le proprie attività, tant’è che da diversi mesi ormai è approdato in piazza Vittoria il primo barbiere cinese, a rinverdire una professione che (purtroppo) vede sempre meno giovani “indigeni” interessati.
Sì, la presenza cinese è consistente, come in tutto il resto della regione. «Gli imprenditori cinesi – si legge nel report di Caritas/Migrantes raccolte in un volume della Fondazione Ethnoland – negli ultimi anni hanno conosciuto ritmi di crescita notevoli, specialmente nel commercio al dettaglio, diventando ben visibili in molti quartieri con le insegne dei loro negozi». Le lanterne rosse hanno preso gradualmente il posto delle vecchie insegne in ferro battuto che annunciavano la presenza di una bottega artigiana. E non sono soltanto sensazioni perché a confermarlo intervengono i dati messi gentilmente a disposizione dall’Ufficio statistica della Camera di commercio di Gorizia.
Soltanto nel capoluogo di provincia risultano esserci 34 imprenditori cinesi, con una crescita del 6 per cento rispetto all’anno passato. Nel dettaglio (illustrato nel grafico sopra) ben 19 sono impegnati nel settore del commercio al dettaglio: e qui rientrano tutte quelle attività (che per semplicità abbiamo definito “grandi magazzini”) di cui abbiamo parlato in precedenza.
A seguire, resistono le attività di servizi alla ristorazione, fra cui le già citate gastronomie d’asporto: in tutto, risultano esserci otto esercizi commerciali di questo tipo. Ma ci sono anche due attività nel comparto delle attività sportive e di intrattenimento e altrettante di servizi alla persona. Tutto ciò non fa altro che confermare che è in atto un’evidente differenziazione degli interessi imprenditoriali da parte dei cinesi.
da ilpiccolo.gelocal.it
Articoli in ferro battuto alla Mostra Mercato 2013 di Milano
Buon cibo e artigianato ecosolidale alla Mostra Mercato di Milano
di Nicola Dante Basile
Mentre TuttoFood di Milano, la fiera dell’alimentazione dove imprese e imprenditori si incontrano per fare business, si avvia a chiudere i battenti con un bilancio che gli stessi espositori, interpellati da chi scrive, hanno definito <molto buono, tenuto conto il contesto congiunturale del momento>, ecco che la città lombarda si prepara a un nuovo evento dove protagonista è “la natura, l’artigianato e il buon cibo” e la ragione d’essere è l’ecologia e la solidarietà.
L’occasione è l’ottava edizione della Mostra Mercato in calendario da venerdì 24 a domenica 26 maggio al Museo Diocesano di Corso Porta Ticinese, a Milano. In questi tre giorni, il Chiostro del Museo si trasforma in una sorta di polo catalizzatore di idee portatrici di esperienze di vita sociale ed economica di un artigianato familiare e di qualità. Ingredienti provenienti da ogni dove, metabolizzati e messi a disposizione dei cittadini e al servizio della città.
La formula dell’evento permette al visitatore di essere catapultato in un angolo della Milano più antica e, al tempo, di venire a contatto con frammenti di vita materiale di tutti i giorni con la spiritualità artistica che permea il Museo Diocesano. Alla Mostra Mercato sono in programma dibattiti e tavole rotonde con personaggi della cultura meneghina e non, assistere a performance di artisti di strada, degustare prodotti della terra offerti dagli stessi coltivatori agricoli, conoscere i segreti del florovivaismo, acquistare manufatti in legno, seguire la lavorazione di oggetti in ferro battuto, di borse, di prodotti tessili. Per i più curiosi sono previsti laboratori del gusto e del disegno, partecipare a spettacoli teatrali e, per i più giovani, essere protagonisti di giochi collettivi come la caccia al tesoro. Insomma, una vera e proprio kermesse, una festa corale e popolare all’insegna della genuinità. In un luogo dove la sacralità dell’arte è di casa da secoli.
da nicoladantebasile.blog.ilsole24ore.com
Maestri del ferro battuto alla terza edizione “A Ferro e Fuoco” di Calci
CALCI (PI) 25 E 26 MAGGIO: III^ EDIZIONE “A FERRO E FUOCO” – FESTA DELLA FORGIATURA DEL FERRO
Di fronte al Palazzo Comunale, i fabbri lavoreranno per dar vita ad un’opera comune con ferro, pietra e vetro, inoltre altri maestri artigiani esporranno le loro opere d’arte.
L’Associazione Italiana Fabbri d’Arte, la Co.Bo. Artistica, la Copernico e la Calcipuntoit, con il patrocinio del Comune di Calci e in collaborazione con Mestierando organizzano: “A Ferro e Fuoco” una Festa dell’artigianato, della forgiatura del ferro, della lavorazione del vetro e della pietra.
Saranno presenti gli Allievi del corso di lavorazione del ferro battuto organizzato dalla Copernico e dalla Regione, i quali esporranno i loro lavori eseguiti sotto la direzione del Maestro forgiatore Luca Bonanni della Co.Bo. Artistica.
IL PROGRAMMA :
Sabato 25 maggio
ore 10.30 inizio della forgiatura del ferro
ore 14.00 inizio “Mostra Mercato Artigianale Mestierando” Piazza Garibaldi e Giardini Comunali
ore 14.30 Giornata Nazionale della Donazione e del Trapianto, il Gruppo Aido Stefano Pellegrini Calci sarà presente per informare la popolazione sulla donazione di organi, tessuti e cellule.
ore 15.00 Palazzo Comunale, presentazione dell’elaborato dei ragazzi della Scuola Media di Calci, “Conosciamo la storia della nostra Bandiera”, inerente al Trofeo Rainaldi. a cura dell’Associazione Nazionale degli Alpini, sez. PI LI LU Gruppo di Pisa, a seguire alle ore 17.30 premiazione dei ragazzi della Scuola Media di Calci.
ore 19.30 fine della forgiatura
ore 21.15 Concerto polifonia sacra nella Pieve romanico pisana.
dalle 21.30 alle 24.00 presso il parcheggio camper in via Brogiotti: Osservazione astronomica e proiezione diapositive a cura di ELA Italia (Associazione contro le leucodistrofie) e A.C.A Associazione Astrofili Cascinese.
Info: Marco Cecchini (tel.3289220295/3284770326 cecchini.marco@gmail.com)
Domenica 26 maggio
ore 10.00 inaugurazione del monumento in memoria del Papa Eugenio III. Parcheggio di Montemagno
ore 11.00 inizio della forgiatura del ferro e della Mostra Mercato Artigianale Mestierando.
ore 11.30 raduno di auto d’epoca Ruote Classiche Pisane in Piazza Cavallotti.
ore 19.30 presentazione dell’opera realizzata dai fabbri in memoria dei mugnai e dei frantoiani di Calci.
I Negozi del Centro Commerciale Naturale Valgraziosa saranno aperti sabato e domenica.
da ecodelmontepadule.com
La ruggine sulle pensiline liberty in ferro battuto della Stazione Ferroviaria di Trastevere
Pensiline liberty a Trastevere
di Silvana F.
Passo spesso dalla Stazione Ferroviaria di Trastevere e tutte le volte provo un profondo dispiacere nel vedere le belle pensiline Liberty, credo siano le ultime rimaste a Roma, lasciate in pasto alla ruggine.
Chi si può interpellare perché siano restaurate e restituite al loro splendore, magari sostituendo le lampade al neon con lampioncini in ferro battuto, più coerenti per l’epoca?
Sarebbe un lavoro non troppo complicato, né troppo costoso, e restituirebbe il fascino del luogo, come ogni turista desidera e ricerca!
da ilmessaggero.it
Le ringhiere in ferro battuto del borgo Canate di Marsiglia in Liguria
Borghi abbandonati di Liguria: Canate di Marsiglia
Una passeggiata nell’entroterra di Genova. Per apprezzare ciò che di noi rimane di un mondo tanto lontano quanto a portata di mano.
di Lorenzo Zanelli
Se i lavori per la strada carrabile non si fossero fermati alla frazione di Marsiglia sono sicuro che il borgo di Canate (comune di Davagna) sarebbe abitato ancora oggi. Collocato sulle alture dell’entroterra genovese in prossimità di San Martino di Struppa questo piccolo borgo abbandonato risalta per la felice ubicazione e la ricchezza che, nonostante l’incuria del tempo, ancora traspare.
Terrazzini con ringhiere decorate in ferro battuto, scale rivestite in ardesia e i resti di qualche lampione testimoniano la vitalità di questo borgo che, ancora nel 1951, vantava 96 residenti. Incredibile se si pensa che questo paese è resistito non solo al tempo (alcuni studi collocano la formazione dei primi nuclei abitativi intorno al XII° secolo) ma anche alla furia nazi-fascista che qui – e lo ricorda una lapide visibile nel centro del paese – hanno appiccato fuoco al villaggio in uno dei tanti tristi episodi di rappresaglie alle attività partigiane.
A Canate di Marsiglia si può arrivare da molte parti: noi lo raggiungiamo grazie al sentiero che parte da San Martino di Struppa con due ore circa di pianeggiante sentiero in costa.
Percorrere questa mulattiera significa percorrere un pezzo di storia del contado genovese: lungo il percorso si incontra un antico trogolo utilizzato dagli abitanti per il proprio fabbisogno e per abbeverare gli animali. Poi ci si inoltra lungo un castagneto, che con i suoi frutti immaginiamo fosse abbondantemente sfruttato durante le difficoltà create dalla guerra. Infine qualche muretto a secco ancora in piedi ci lascia immaginare la caparbietà del contado genovese.
Distratti e incuriosi dall’approssimarsi dell’entrata del villaggio ci spaventiamo quando, all’entrata del paese, veniamo accolti da due vere e proprie oche da guardia per nulla intimorite (che niente hanno da invidiare alle gloriose antenate del Campidoglio) e dal pascolo di alcune capre, che ruminano indisturbate. Rimaniamo di stucco a scoprire che, strada carrabile o no, qualcuno a Canate resiste ancora oggi.
Curiosando tra le viuzze dell’antico borgo non è difficile immaginare quale fosse il prodotto tipico di questo paese: tra le case in rovina si notano botti di legno, torchi e damigiane, segno evidente di una diffusa coltivazione della vite e ottime per qualche scatto. Troviamo anche alcuni resti di mangiatoie per i bovini che durante la primavera venivano portati al pascolo ai vicini monti Alpesisa e Lago. Forse oggi questa strada la percorrono le simpatiche capre che abbiamo incontrato.
Giungiamo infine ad uno spiazzo panoramico in fondo al villaggio, la vista spazia sulle colline circostanti permettendoci di apprezzare come una felice posizione abbia aiutato e permesso a questi tenaci abitanti di coltivare la vite.
Ci piace perderci per le viuzze e evocare nella nostra mente le immagini e le voci di questo borgo quando ancora era vivo: tornare sulla via principale è un tuffo in un passato meno remoto grazie ai resti dei lampioni e la lapide a centro paese diventa cuore dell’agorà di Canate.
Ci lasciamo dietro questo borgo con la certezza che, per quanto idealizzata nelle nostre teste cittadine, la vita in questi lidi si sia fermata ma non la poesia che ancora trasmette.
Esistono inoltre due percorsi alternativi a quello descritto per giungere a Canate: i più coraggiosi e allenati possono osare il percorso utilizzato anticamente dagli abitanti che parte dal ponte di Cavassolo: 1100 scalini in pietra per quarantacinque minuti di passione.
Per chi invece predilige un sentiero più tranquillo è possibile giungere anche tramite la mulattiera che parte da Marsiglia, il borgo che ha raccolto i fuggiaschi di Canate.
da genova.mentelocale.it







