arte

Le aquile asburgiche in ferro battuto alla mostra “La vecchia Posta a Bolzano”


Bolzano riscopre la Posta
Apre oggi e sarà visitabile sino al 31 ottobre 2012 il percorso ospitato a palazzo Mercantile

ferro_battuto_mostra_vecchia_posta_bolzanoUna mostra… ragionevole (nel senso di dimensioni limitate), che inserisce i francobolli nel contesto del servizio per il quale sono nati e che dura un anno. Apre questo pomeriggio alle ore 18 e potrà essere visitata fino al 31 ottobre 2012 “La vecchia Posta a Bolzano”, esposizione accolta a palazzo Mercantile, in via Argentieri 6 del capoluogo sudtirolese.

“Prende in esame -precisa il presidente della Camera di commercio cittadina, Michl Ebner- l’avvio sul territorio altoatesino del sistema postale”, analizzando le tipologie di trasporto e i percorsi che collegavano Bolzano ai principali centri europei. Attraverso oggetti (fra i quali spiccano i dipinti, la selezione acustica dei segnali diffusi tramite corno, un calesse e le aquile asburgiche in ferro battuto), lettere ed altri documenti, la rassegna spiega gli avvicendamenti politici della zona, evidenziando il contributo assicurato dalla prestazione allo sviluppo dell’economia e della società. Facilitando lo scambio di informazioni e lo spostamento di persone e merci.

Ritorna così la storia dei Tasso, l’attiva famiglia originaria della val Brembana che avviò il supporto su vasta scala, lavorando per la Repubblica di Venezia, i papi a Roma, i monarchi a Bruxelles e in Spagna. Sull’asse Innsbruck-Verona via Brennero si distinsero, nello specifico, i conti Thurn Valsassina e Taxis.

“Vuol far conoscere -aggiunge per i curatori Thomas Mathà- una parte della comunicazione di allora, com’è nata, come funzionava, cosa ne possiamo trarre per capire la storia economica della nostra città”. Quindi, traffici, sviluppo urbano e posta, che si muovono di pari passo. Avendo presente il ruolo di Bolzano come punto di incontro fra culture ed interessi finanziari differenti. “Abbiano cercato di farlo vedere con diversi materiali, e il plus valore è l’aggancio alla realtà locale”, questo concretizzato sopratutto con la sezione di storia postale, costituita da corrispondenza epistolare che, partendo dalla nazionalizzazione del servizio introdotta nel 1770, arriva alla fine del XIX secolo. E mentre le missive viaggiano, al governo si alternano gli Asburgo, l’occupazione bavarese, quella napoleonica, il Regno d’Italia e poi ancora Vienna.

da vaccarinews.it

Ferro battuto : intervista all’artista Salvatore Spedicato


Intervista a Salvatore Spedicato

di Lorenzo Madaro

ferro_battuto_intervista_salvatore_spedicato1«Opere tanto aperte e disponibili che i significati possono essere diversi, fino a implicare, ove si volesse, la condizione dell’uomo nelle contraddizioni del nostro tempo», così Franco Sossi – straordinaria figura di critico d’arte militante che la Puglia pare abbia dimenticato – definì le sculture del salentino Salvatore Spedicato.

Nato nel 1939 a Arnesano, in provincia di Lecce, ha attraversato diversi momenti nell’universo della ricerca artistica, come è emerso dalla mostra antologica curata da Lucio Galante e Massimo Guastella alcuni mesi fa nel Palazzo Ducale di Cavallino, in Salento. Dalla figurazione all’astrazione, dall’immagine “classica” a un’indagine autonoma sul mediterraneo e sulla realtà antropologica del Sud. Abbiamo incontrato l’artista nel suo studio di Arnesano per un breve dialogo sul suo percorso, legato anche ai suoi lunghi anni di insegnamento e direzione presso l’Accademia di Belle Arti di Lecce.

Professore, quali sono i primi step del suo percorso nel mondo dell’arte?
L’idea originaria era quella di diventare un maestro muratore, che qui ad Arnesano e in tutto il Salento all’epoca concepivano chiese, manifatture e edifici di vario genere. Erano molto portati per il disegno e avevano diverse competenze tecniche. Era quindi per me obbligatoria l’iscrizione a una scuola d’arte, così approdai all’Istituto d’arte “Giuseppe Pellegrino” di Lecce, dove per sei anni “macinai” il disegno.

L’istituto Pellegrino, così come hanno rivelato recenti indagini storiografiche, è stata una vera e propria fucina di cultura nel Salento dell’epoca. Quali sono stati i suoi maestri?
Il docente di scultura era Guido Gremigni – che tagliava la pietra come fosse burro –, era un ottimo “tecnico”, ma come artista penso che gli mancasse qualcosa, era abilissimo, ma non aveva una grande fantasia. All’epoca c’erano molte ore di laboratorio e per scultura si intendeva “perfezione della forma”. C’erano poi Raffaele Giurgola e Luigi Gabrieli, mentre il docente di storia dell’arte era il poeta ispanista Vittorio Bodini, come ho anche raccontato nel mio libro di versi pubblicato alcuni anni fa. C’erano poi altri docenti, importanti per la cultura salentina, come Virgilio Carotti, per il disegno, e Antonio D’Andrea, che era un bravo artigiano del ferro battuto, ma non un artista, come ha invece sostenuto qualcuno. Erano materie tecniche, la fantasia, l’immaginazione non contavano. La funzione dei docenti era di guida, non dovevano essere degli artisti e noi studenti dovevamo imparare la tecnica!

Dopo il diploma, nel 1956, inizia il suo percorso autonomo nel mondo dell’arte…
Non ho mai immaginato di proseguire gli studi presso l’Accademia di Belle Arti, all’epoca ai fini dell’insegnamento non era necessario. E poi per fare gli artisti non c’era bisogno di quel percorso! Intorno al 1959 viaggiai molto, visitai musei, gallerie, sia in Italia che in Francia, con la consapevolezza che non sarei più tornato.

Invece nel 1960 partecipa al prestigioso Premio Suzzara e, nello stesso anno, subentra a Nino della Notte come docente presso la scuola di serale di disegno annessa alla Società Operaia “E. Maccagnani” di Lecce (fino al 1964), dove s’impegna fattivamente per i festeggiamenti del centenario dalla fondazione. All’epoca com’era il panorama artistico salentino, esistevano ad esempio delle figure di critici d’arte?
Fino alla metà degli anni Sessanta non esistevano critici, spesso erano gli artisti o i poeti che si occupavano di critica d’arte, scrivevano le presentazioni alle mostre o le recensioni sui giornali. Per esempio Lino Paolo Suppressa scriveva abbastanza…

ferro_battuto_intervista_salvatore_spedicatoLei stesso negli anni Sessanta – precisamente nel novembre del 1963 – ha avviato un’attenzione verso la scrittura, anche giornalistica…
Sì, lo feci perché mi rendevo conto che spesso l’arte veniva fraintesa e la lettura dell’opera veniva affidata a persone che non comprendevano pienamente la portata dell’operazione artistica.

Sul finire degli anni Sessanta, da una scultura “espressionista” approda, lentamente, a una scultura di impronta astratto-modulare. Guarda con attenzione alla natura e alle sue forme e addirittura propone un monumento composto dall’assemblaggio di pietre prelevate dai muretti a secco…
Mi resi conto che l’arte dell’epoca non poteva più avvicinarsi a quella del passato, così ho cominciato a guardare la natura, a osservarla con uno sguardo nuovo, analitico. Sono nati così i Radar, frutto di un approccio progettuale a una natura che diventava modulo.

Dopo alcuni anni ritorna però all’immagine…
Sì, da allora mi sono molto concentrato sul mondo arcaico, sul Salento agricolo, che poi è quello legato ai miei ricordi di adolescente.

da repubblica.it

Ferro battuto : la mostra “Arte Sarda. Un itinerario del Novecento dalle collezioni private”


Le opere dei grandi artisti sardi in mostra al Tribu
Da Francesco Ciusa a Costantino Nivola, da Edina Altara a Maria Lai: un itinerario nelle arti visive del Novecento

di Marco Zedda

ferro_battuto_arte_sardaHa preso il via ieri la mostra “Arte Sarda. Un itinerario del Novecento dalle collezioni private”, un percorso ricco di contenuti che vede raccolte presso il Tribu Spazio per le Arti -Museo Francesco Ciusa, di Nuoro, oltre 200 opere, di 50 artisti tra i più storicizzati del Novecento. Coinvolti Enti e collezionisti privati, sardi e non solo, che da sempre sono vicini alla casa editrice alla quale hanno sempre espresso la loro collaborazione, condividendone il programma culturale e l’impegno del TRIBU, una sua concreta espressione volta a diffondere e promuovere un’immagine di Sardegna attraverso le sue più alte produzioni.

Grazie ai collezionisti – il cui contributo volontaristico, in uno spirito di condivisione, restituisce alla fruizione collettiva le loro opere – è stato possibile realizzare un evento di eccellenza che si traduce in un attrattore turistico di qualità per questo territorio fuori dalle più consuete proposte dei litorali costieri.

L’esposizione, oltre a opere pittoriche e scultoree, veri capolavori di cui molti ancora inediti, propone una rilevante presenza di manufatti d’arte applicata che rivelano le profonde radici dell’artigianato sardo, espressione di antichi saperi che necessitano di un rinnovato sostegno.

Una sintetica ma efficace retrospettiva è dedicata a Maria Lai, artista recentemente scomparsa; sezione speculare all’altra sulla figura di Costantino Nivola, centrata, oltre che alla produzione iniziale, sulla sua attenzione alla ceramica realizzata con le botteghe artigiane. Sensibilità collaborativa, aspetto sul quale la mostra pone l’accento, espressa da tutti gli artisti sardi del XX secolo. Da sottolineare fra i tanti l’inedito, immenso lampadario in ferro battuto disegnato da Francesco Ciusa e realizzato presso la Scuola d’Arte di Oristano, negli anni Venti, affiancato da ceramiche dei Fratelli Melis e Ciriaco Piras, arredi di Edina Altara, collage in panno delle Sorelle Coroneo, giocattoli di Anfossi e Tavolara.

In questa speciale occasione il Museo Tribu insieme al Man, promuove la formula del biglietto unico grazie al quale sarà possibile accedere ai due musei cittadini. La mostra – visitabile tutti i giorni, escluso il lunedì, dalle ore 10 alle 13 e dalle ore 16 alle 20 – rimarrà aperta sino al 27 ottobre.

da lanuovasardegna.gelocal.it

Tavolini in ferro battuto per la rassegna estiva “Ogni Maledetta Domenica” di Ercolano


Ercolano, “Ogni Maledetta Domenica”
Rassegna estiva di musica in giardino

ferro_battuto_ercolano_ogni_maledetta_domenicaUn vialetto di pietra ed erba e piccole lanterne bianche accolgono il pubblico nell’intima atmosfera de Le Burlesque. Il brulicante Corso Resina sembra un ricordo lontano aldilà dell’ingresso del bar & food di Ercolano: i lettini accoglienti, i tavolini in ferro battuto, i comodi divani.

E poi c’è la musica. Al centro di “Ogni Maledetta Domenica. Rassegna estiva di musica in giardino” c’è la musica. Dopo la prima, suggestiva e partecipata, serata live con i Ballads e i Sonatin For a Jazz Funeral, il secondo appuntamento con la rassegna curata da Subcava Sonora in collaborazione con Le Burlesque, vedrà esibirsi sul palco La Bestia CARENNE in power trio: Giuseppe Di Taranto, Vincenzo Ippolito e Paolo Montella si alterneranno al microfono per proporre il loro folk-rock in acustico: storie, racconti, ritratti a volte onirici, a volte fortemente concreti, ballate intime, brani ritmati e coinvolgenti.

Ad aprire la serata, i testi ricercati e intimistici di Emanuele De Franco, accompagnato dal pianista Angelo Del Mondo. Dj set a cura di Paux. OMD continuerà per tutte le domeniche di giugno e luglio: il 23 giugno spazio al set visionario e onirico di K-Conjog accompagnato dal regista Francesco Lettieri, (vincitore PIVI 2012); il 30 giugno si esibiranno i Mantra ATSMM, gruppo spalla dell’ultimo tour del Teatro Degli Orrori, con uno speciale set acustico.

da julienews.it

Statua in ferro battuto in memoria di Maria Callas


Rotatoria Maria Callas, inaugurazione della statua donata da Carlo e Stefano Strada

ferro_battuto_statua_maria_callasIl percorso “CNA per Cesena, valorizzando il saper fare artigiano”, si arricchisce di un nuovo tassello. Avviato nel 2002 con il restauro del cancello ex Barriera, proseguito nel 2006 con il restauro delle cimase della sala Lignea della Biblioteca Malatestiana, nel 2008 con il rifacimento delle 10 specchiere trafugate dalla sala degli Specchi (la sala di rappresentanza del nostro Municipio), nel 2009 con il dono dello stemma comunale in marmo e granito realizzato da Elio Spinelli e collocato sulla facciata del palazzo comunale, tutti gli interventi sono stati realizzati senza alcun onere per la collettività.

La nuova tappa del percorso avrà luogo sabato 8 giugno 2013 alle ore 11.00 in via Cerchia di Sant’Egidio, all’altezza della rotatoria Maria Callas; nell’occasione si terrà l’inaugurazione della collocazione della scultura raffigurante l’artista, interamente realizzata in ferro battuto da Carlo e Stefano Strada, che l’hanno donata al Comune di Cesena. Alla cerimonia di inaugurazione parteciperanno il Sindaco Lucchi, gli autori dell’opera e i dirigenti CNA.

La creazione della scultura raffigurante Maria Callas nasce da un’idea di Carlo e Stefano Strada, decisi ad arricchire la città di Cesena e il quartiere Cervese Sud di una scultura in ferro battuto sbalzato realizzata esclusivamente a mano, facendo uso degli attrezzi tipici del fabbro: martello e incudine, interpretando così l’arte che si tramanda di padre in figlio.

L’opera scultorea raffigura l’eterna diva della musica lirica internazionale, che ha calcato le scene dei più famosi teatri del mondo, facendo tappa anche al teatro Bonci, e ha emozionato intere generazioni: il soprano Maria Callas. Un dono alla città di Cesena da parte degli stessi artefici, il maestro del ferro Carlo Strada e il figlio Stefano Strada.

La creazione è frutto di una lavorazione artigianale tramandata di padre in figlio, divenuta nel corso degli anni sempre più rara e per questo più preziosa, simbolo di una tradizione da valorizzare e trasmettere alle generazioni future: il mestiere antico del fabbro, con la forgiatura del ferro, sinonimo di grande fatica e dedizione al lavoro, diventa in questo particolare frangente anche una forma di espressione artistica.

L’opera, realizzata interamente in ferro battuto a mano, utilizzando la tecnica della sbalzatura come si usava fare in tempi passati, è stata realizzata in circa 500 ore di lavoro, partendo da una semplice lamiera che scaldata di mano in mano nella fucina, è divenuta, dopo innumerevoli colpi di martello sferzati sopra l’incudine e sapientemente guidati dai due artigiani, ad avere la forma ricercata, per riprodurre i tratti caratteristici della famosa diva.

Per la realizzazione della scultura e per il suo posizionamento nell’omonima rotatoria hanno fornito il loro contributo le ditte: Casadei Romano Giorgio (commercio ferro e derivati); Elettro Romagna di Amaducci Maurizio (impianti elettrici) e Impresa edile Benini Ostelio.

da forli24ore.it

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