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Cancelletto in ferro battuto per il restauro dell’Oratorio dell’Arciconfraternita del Rosario di San Domenico di Cosenza


Intervento di restauro

ferro_battuto_restauro_oratorio_arciconfraternita_rosario_cosenzaLa Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Calabria, in attuazione del Progetto ARCUS SPA – Programma di interventi relativi alla tutela, ai Beni e alle Attività Culturali e allo Spettacolo da finanziare con le risorse individuate ai sensi dell’art. 60, comma 4, della L. 27.12.2002 n. 289. – Anno 2009, ha consegnato i lavori di consolidamento e restauro parziale dell’Oratorio dell’Arciconfraternita del Rosario annesso al complesso monumentale di San Domenico di Cosenza.

L’intervento di restauro, progettato dai tecnici della Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Calabria e diretto da Fabio De Chirico, soprintendente BSAE Calabria e da Nella Mari, storico d’arte SBSAE Calabria, sarà ultimato nell’autunno del 2014. Lo splendido Oratorio del Rosario è una delle espressioni più significative dell’arte barocca nella città di Cosenza.

La prima fase costruttiva risale al Cinquecento come attestano la cassa muraria, gli arconi in pietra di accesso alle cappelle laterali, l’arco santo in pietra e l’abside quadrangolare. Alla prima metà del Seicento rimanda il preziosissimo soffitto in legno intagliato e dorato dall’opulento decoro tipico del variegato repertorio ornamentale barocco e su cui si stagliano lo stemma del mecenate Lorenzo Landi e cinque dipinti su tela raffiguranti Gesù tra i dottori della chiesa, la Natività, La morte della Vergine, La Circoncisione, La discesa dello Spirito Santo.

Nel corso del Settecento l’Oratorio del Rosario, in piena adesione al gusto barocco, viene rimaneggiato e arricchito. Le pareti vengono decorate con stucchi dorati, si realizzano il doppio ordine di stalli in legno laccato e dorato, il pulpito, il cancello di accesso alla cappella in ferro battuto, l’ampia cantoria in legno dipinto e la cupola dell’abside. La resa volumetrica e prospettica e l’ornamentazione fanno di questo luogo sacro un esempio eccellente, un documento prezioso e unico dell’architettura e dell’arte barocca nella città di Cosenza. La lettura dell’apparato pittorico restituisce un programma iconografico strettamente correlato all’intitolazione della cappella: è la rappresentazione dei Quindici Misteri che si dispone lungo le pareti, ai lati dell’arco santo, sulla cupola.

L’intervento previsto ha l’obiettivo di dare slancio vitale al centro storico di Cosenza avviando un’adeguata programmazione che, partendo dai punti di eccellenza che custodiscono memorie e un patrimonio di arte e di cultura di straordinaria rilevanza, le restituisca valore e centralità. Il restauro dell’Oratorio del Rosario, unico intervento ARCUS approvato in Calabria, rappresenta un importante tassello nell’attività di tutela e recupero del patrimonio culturale, ancora più significativo in considerazione della grave crisi economica che investe il nostro Paese.

da lafolla.it

Gli alti cancelli in ferro battuto di Mosca


Mosca e San Pietroburgo: tra arte e opulenza

di Barbara Micheletto Spadini

cancelli_ferro_battuto_mosca3Grande cultura da scoprire, grandi monumenti, grandi popoli con tradizioni antichissime: tutto è grande in quello che era il cuore dell´impero degli Zar!

Le mete d’obbligo se siete alla vostra prima visita a Mosca sono la grande Piazza Rossa, con San Basilio che spunta come un bouquet di fiori colorato ad un angolo della piazza, il mausoleo di Lenin, con coda perenne per poter entrare, il Cremlino, che vale una visita ma solo se avete molto tempo perché è sempre affollato.

Se volete entrare in chiesa ricordatevi di portare uno scialle – sono proibite le spalle scoperte – e assistete a una funzione ortodossa, suggestiva per la profusione di canti, candele accese, incensi e icone dorate che brillano.

Se amate l’arte non perdetevi una visita al Museo Puškin, non molto lontano dalla Piazza Rossa, il museo d’arte moderna più importante di tutta la Russia, con pezzi di Monet, Cezanne, Picasso, Modigliani. 
Non esiste nulla di più ‘russo’ delle mitiche ‘babuska’ (nonnine) che fanno da guardiane alle sale del museo: foulard in testa e uncinetto in mano.

Mosca è grande: per girarla il modo migliore è in metropolitana. La underground moscovita merita una visita per l’eleganza decò delle sue stazioni: cancelli in ferro battuto, soffitti alti color crema, enormi lampadari. Per alloggiare è consigliabile un albergo nel cosiddetto golden ring, nel centro città.

Un luogo segreto, difficilmente citato nelle guide ma che merita una passeggiata, è vicino al quartiere delle ambasciate: si tratta dei laghetti del Patriarca, poco più di uno stagno attorno al quale sono stati costruiti bellissimi giardini con panchine. È un angolo di verde e di pace in una Mosca molto cementificata ed è un posto con piacevoli caffè all’aperto e boutique artigianali.

Se amate l’arte, ma volete divertirvi, fare un po’ di shopping e concedervi un ottimo lunch in mezzo ai giovani creativi russi, alle Gallerie Winzavod (Syromyatnicheskiy 4). Un’ex fabbrica del vino in disuso, é stata trasformata in un laboratorio di creatività con piccoli negozi fashion, micro-gallerie di fotografia, negozi di oggettistica, un ottimo ristorante e un bar con wifi e buoni drink.

Nella capitale russa si può andare alla scoperta dei tantissimi locali notturni che chiudono all’alba, gustarsi un aperitivo sul fiume, scovare una nuova galleria d’arte alternativa e anche passeggiare in un piccolo laghetto cittadino. Piazza Rossa? Imperdibile, ma c’è molto altro da vedere e da fare.
In estate le giornate sembrano non finire mai, i moscoviti sono ancora in città e al Gorkij Park, durante il fine settimana, si gioca a pallone, si mangia sull’erba e si prende il sole.

San Pietroburgo è la meno russa delle città russe. Meno ingombrante di Mosca, ma più colta e più accogliente, Piter, come la chiamano i locali, é il museo più grande di Russia, una città ricca di contrasti, magnificenza e curiosità. Impossibile non restare stupiti davanti al Palazzo di Inverno, che ospita il Museo dell’Ermitage, oppure ai numerosi ponti sulla Neva, o all’imponenza dei monumenti, o alla bellezza dei parchi pubblici cittadini.

Basta affacciarsi dal bastione della Fortezza di Pietro e Paolo per osservare l’immensa distesa di acqua su cui sorge San Pietroburgo: è la piazza più grande della città e la ragione della sua esistenza. Attraversate la città da est a ovest lungo uno dei canali, per esempio il Griboedova, che va dalla chiesa del Salvatore sul Sangue Versato fino alla Fontanka. Poi entrate nei cortili dei palazzi e visitate Vasilievsky Island: Pietro il Grande ne avrebbe voluto fare il centro della città, ma Vaska, come viene chiamata, è rimasta una zona tranquilla che esprime bene lo spirito più vero della città. Troverete anche qui, come ovunque, i chioschi Teremok, dove si cucinano i bliny, una sorta di crêpes ripiene, l’alternativa russa agli hamburger. Ottimi quelli al Café Singer (Nevsky Prospect 28, Dom Knigi), da dove si può ammirare la Nevsky dall’alto e aggirarsi tra gli scaffali della libreria. Per ottime torte andate da Sever (Nevsky pr. 44).

“E’ difficile afferrare l’espressione generale di Pietroburgo. C’è in questa città qualcosa che ricorda una colonia europea d’America (…) Se Pietroburgo non è ancora diventata un immenso albergo, lo si deve a non so che principio interno del russo, che gli ha fatto fin qui servare la sua originalità (…)” N. Gougou, 1836

da luukmagazine.com

I cancelli in ferro battuto del cimitero centrale di Fano


Perde i pezzi il cimitero centrale

di Tiziana Petrelli

Un intero blocco della parte storica del cimitero centrale è stato recintato ed è stato interdetto alla visita dei parenti per la caduta di calcinacci dal soffitto del porticato. Blocchi di cemento anche grossi quelli sul pavimento.

Per cui per evitare che qualche visitatore potesse finire all’ospedale, l’amministrazione ha in praticamente recintato le scalinate che conducono al blocco. Un deterioramente, pare, causato dalle forti infiltrazioni d’acqua. Comunque impalcature e transenne sono spuntate da qualche giorno nella struttura monumentale eretta nei primi decenni del XX secolo per dare sepoltura ai fanesi. Fin dall’ingresso si capisce che bisogna prestare attenzione nell’attraversare i viali del cimitero.

Due impalcature telonate di bianco, infatti, nascondono gli edifici che si ergono sul primo viale, subito dopo il cancello di ferro battuto. E’ spalancato, ma il passaggio è occupato dalle auto degli operai che stanno tinteggiando di un giallo tenue le pareti. “Lavori di manutenzione ordinaria — spiega velocemente una delle due donne addette ai servizi cimiteriali —, ce ne sono un po’ in tutto il cimitero”.

Proseguendo sulla destra, infatti, ci si imbatte in un corridoio interrotto da una transenna di legno con apposto un cartello: “Vietato l’accesso ai non addetti ai lavori. La ditta non risponde di eventuali danni a persone e cose”. Dalla parte opposta del cimitero, quella più antica che si raggiunge voltando a sinistra subito dopo i primi cipressi dell’ingresso… in fondo sulla destra c’è un intero padiglione recintato in maniera precauzionale con tanto di nastri per vietare l’ingresso ai parenti.

“Abbiamo dovuto transennare per motivi di sicurezza — spiega l’assessore competente Michele Silvestri — una 15 di giorni fa e speriamo di poter riaprire il padiglione nel più breve tempo possibile”. Tempo che non sarà affatto breve, purtroppo. “Speriamo di riuscire ad avere dei residui dai lavori già finanziati e in corso d’opera per questo intervento d’urgenza che non era chiaramente previsto quando è partito il cantiere, ovvero quando è stata autorizzata la spesa per i lavori di manutenzione ordinaria al cimitero cittadino”.

Finanziamento che risale al dicempre 2011, spesa autorizzata nel marzo 2012. “Si trattava di tre interventi — conclude Silvestri —: 50mila euro questo del centrale, 40mila per l’Ulivo già eseguiti l’anno scorso e altri 40 per i cimiteri rurali”.

da ilrestodelcarlino.it

Studenti che copiano sbattuti fuori dai cancelli in ferro battuto di Harvard


Harvard caccia gli studenti copioni
Sessanta allievi della più famosa università d’America espulsi per lampanti casi di «plagio»

Teste rotolano per lo scandalo degli studenti copioni a Harvard: per 60 allievi della più famosa università d’America i cancelli di ferro battuto del campus si sono chiusi per sempre.

La decisione di far ritirare, in buona sostanza una espulsione, dall’ateneo i ragazzi colpevoli dei casi più lampanti di «plagio» in un test assegnato la scorsa primavera è stata annunciata dal preside della Facoltà di Arts and Science Michael Smith.

Per un’altra trentina di allievi dell’ateneo Ivy League sono state prese misure disciplinati. Lo scandalo era venuto in luce in estate: era la prima volta nella storia dell’università fondata nel 1636 per educare i prelati del movimento puritano che gli studenti erano finiti sotto inchiesta.

da lastampa.it

Roma una cancellata in ferro battuto per la statua di Giordano Bruno


ROMA, UNA GABBIA A CAMPO DE’ FIORI A PROTEZIONE DI GIORDANO BRUNO

di Franco Pasqualetti

Una cancellata per proteggere dalla movida notturna la statua di Giordano Bruno. Un progetto presentato dal I Municipio, che già spaccato l’opinione pubblica. Dai politici ai residenti è scontro sulla decisione approvata dal consiglio municipale. Non a caso favorevoli e contrari si dicono comunque pronti a dar battaglia per far valere le proprie decisioni.

Leggo può svelare in anteprima il progetto. La cancellata sarà così: alta un metro e novanta centimetri, in ferro battuto, ha già ottenuto l’ok della sovrintendenza comunale. «Il consiglio municipale – dichiarano in una nota il capogruppo e il vicecapogruppo del Pdl in Municipio I Stefano Tozzi e Marco Veloccia – ha votato l’ordine del giorno proposto dal Pdl di dotare finalmente la statua di Giordano Bruno di una cancellata di protezione.

Una richiesta più volte sollecitata dalle associazioni dei residenti del centro storico e dalla questura centrale, volta a tutelare un bene monumentale e ad impedire che sia oggetto di bivacchi continui. Richiesta che non vuole svilire la bellezza della piazza e impedirne la vivibilità, ma al contrario vuole tutelare il decoro. Come la tutela della fontana di piazza Trilussa, questo è un modo di concepire il centro storico in maniera inclusiva, per permettere a tutti di godere delle bellezze monumentali della Capitale. Nessuno vuole ingabbiare nulla, tantomeno il libero pensiero di Giordano Bruno: ma ne vogliamo tutelare la statua che, ricordiamo, nasce con una cancellata nel 1889».

Dura reazione dell’opposizione: «Non si ingabbiano le idee – dice Emiliano Pittueo, assessore Partecipazione e Memoria Municipio I – non si incatena il libero pensiero. Mi opporrò a questa idea strampalata e assurda iniziativa». Anche tra gli abitanti c’è divisione, nonostante la maggioranza dichiari che «la cancellata può essere una soluzione contro i continui bivacchi».

da leggo.it

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