castelli

La fontana del melograno in ferro battuto del castello di Issogne in Valle d’Aosta


Valle d’Aosta: castelli da favola
La regione dove poter visitare splendidi castelli

ferro_battuto_fontana_melograno_castello_issogneLa Valle d’Aosta è conosciuta per la bellezza dei paesaggi naturali e anche per l’imponenza delle sue fortificazioni. Disseminati lungo tutto il suo territorio ci sono oltre cento castelli, di cui i più suggestivi aperti al pubblico.

Tra i castelli di epoca medievale, occorre citare il castello di Fénis, quello di Issogne e anche il castello di Verrès, splendidamente conservati, tutta l’estate sono visitabili con ingresso accompagnato da una guida.

Fénis è il più noto fra i castelli valdostani, è uno dei massimi esempi di architettura militare e civile dei secoli XIV e XV. Ha un aspetto austero che contrasta con gli interni raffinati ed eleganti, segno dell’agiatezza e della cultura dei suoi inquilini.

Caratteristica, nel cortile del castello di Issogne, la fontana del melograno (simbolo della famiglia Challant) in ferro battuto. Nella bassa Valle d’Aosta a Verrès, l’antica Vitricium; spicca l’imponente castello costruito fra il 1361 e il 1390.

da libero.it

Le storiche recinzioni in ferro battuto di Verona


Verona, romantica d’inverno
Questa stagione la rende malinconica, romantica e suggestiva. Da piazza Bra a ponte Pietra, passando per Piazza Erbe e l’immancabile balcone di Giulietta. Alla scoperta del cuore della città scaligera per eccellenza

di Cristina Piotti

Ne vale la pena? Ora che il sole non la scalda rendendo le sue mura infuocate, ora che i turisti non la esaltano affollandosi nel centro, ora che le osterie non si aprono alle strade, facendo fuoriuscire profumi di formaggi e polpettine. Basta muoversi per i palazzi carichi di storia, in questi giorni, per capire che un passaggio per Verona vale sempre il viaggio. Se ami qualcuno portalo a Verona, recita la campagna di Verona in Love, che dal 14 al 16 febbraio, in occasione di San Valentino, promuove eventi a base di cuori nella città dell’amore (seppur tragico, a dirla tutta) per eccellenza.

Nella stagione meno commerciale, il suo fascino assume un tono malinconico oltre che romantico. E muoversi nella terra terra di Romeo e Giulietta ha il sapore della riscoperta. Quella del passato descritto dalle ampie mura che si intravedono già camminando verso i Portoni della Bra dalla stazione. Una passeggiata di un quarto d’ora che porta direttamente alla città vecchia e all’immancabile, indimenticabile, Piazza Bra. La larga piazza è dominata dall’Arena, il più magnifico dei resti romani arrivati fino a noi. Le facciate colorate, che costeggiano l’area, sono una piacevole passeggiata circolare e vanno ammirate con calma. Tra i tanti, si distinguono da due grandi palazzi che sovrastano il tutto, la Gran Guardia e Palazzo Barbieri, sede del comune, con il color paglierino e le lunghe colonne.

Nella piazza si intravede lo scorcio di un’altra bellezza, il salotto veronese per eccellenza, piazza dei Signori. Al sentirla chiamare, da chi qui ci abita, “Piazza Dante”, si rischia un poco di confusione, prima di scoprire la grande statua centrale del padre della Divina Commedia.

Qui si rivive il centro amministrativo, politico e rappresentativo del dominio scaligero. In uno stagliarsi di palazzi emblematici del potere, come il Palazzo del Comune, il Cortile de Mercato, la Loggia del Consiglio. Passato il Palazzo del Capitano (o Palazzo di Cansignorio) ci si ferma ovviamente alle Arche Scaligere, sul sagrato della Chiesa di S. Maria Antica. Le tombe, circondate da un recinto in ferro battuto che riporta il fiero il motivo della scala, sono sarcofagi posti a terra o su mensole soprelevate, quasi del baldacchini che celebrano la grandezza di illustri personaggi della famiglia degli Scaligeri.

estratto da viaggi24.ilsole24ore.com

Spaccata al ristorante “Osteria delle Porte Serrate” nonostante il cancello in ferro battuto


Furto con spaccata al ristorante Svuotata la cassa con 260 euro

Si chiama ” Osteria delle Porte Serrate” (antico nome di via Montebello) e “chiuse” sono rimaste ieri le porte di accesso al ristorante, dopo l’intrusione all’alba dei ladri che hanno portato via 260 euro, il fondo depositato ogni sera per le prime operazioni della giornata.

L’ingresso del locale è caratterizzato da un bel cancello in ferro battuto che però non arriva al soffitto, lasciando così uno spazio sufficiente perché qualcuno possa oltrepassarlo senza tentare di forzarlo e senza destare sospetti. E così si sono mossi i ladri: hanno scavalcato il cancello e hanno spaccato il vetro della porta per poter entrare.

Un vicino ha sentito il forte rumore prodotto dalla spaccata e si è affacciato alla finestra, ma non vedendo nessuno si è ritirato senza chiamare i carabinieri o la polizia. Invece il malfattore, o i malfattori, erano già all’opera e svuotavano la cassa.

Dopo la scoperta del furto sul posto si sono portate le forze dell’ordine, che hanno eseguito un sopralluogo cercando elementi utili per tentare di risalire agli autori del colpo.

«Per fortuna siamo assicurati – dichiara Maura Ferrari socia di Matteo Musacci e Claudio Bellinelli nella gestione del locale – ma certamente è una grossa seccatura dover procedere a ripristinare il tutto, con il pensiero poi, che il fatto possa ripetersi. Prenderemo perciò seri provvedimenti per non turbare la nostra clientela abituata a una cucina creativa, a serate a tema ma non certo agli esiti di una rapina» .

Margherita Goberti

da LANUOVAFERRARA.GELOCAL.IT

Letti in ferro battuto per Torre Sponda a Positano


Dormire in una torre da Ischia al Cilento
Dimore da dividere con Picasso, Cocteau, Jennifer Lopez o Raul

di DONATELLA BERNABO’ SILORATA

È TUTTA colpa delle favole. O forse dell’overdose di design e di alberghi algidi e hi-tech; ma le torri solitarie ed evocative che punteggiano le nostre coste, hanno conquistato il turismo straniero. Da Ischia a Positano, sino al Cilento. Prenotare una vacanza in una torre di guardia è l’ultimo capriccio. E neanche tanto recente visto che le torri nostrane hanno da sempre sedotto i viaggiatori mitteleuropei più sofisticati.

A Positano, dall’altra parte del porto, un’altra torre è nelle agende dei viaggiatori più raffinati: Torre Sponda, un rifugio per due arredato con grande eleganza, con una sola stanza matrimoniale, rotonda come la torre, con letto a baldacchino in ferro battuto. Le piccole finestre incorniciano spicchi di mare e di cielo, e una grande terrazza si spalanca sull’azzurro con vista su Capri.

Si dorme tra arredi e applique d’epoca, bei tessuti ed altri dettagli che rivelano il gusto delle padrone di casa, le sorelle Raimonda e Fausta Gaetani, scenografa e costumista la prima, interior designer la seconda, autrice delle più belle dimore di Positano. Collegati alla Torre ci sono un piccolo salotto, una dependance con il cucinino e una terrazza che invita all’ozio più assoluto.

Torre Sponda fa parte di una più ampia proprietà  -  dal 2010 aperta all’ospitalità  – , immersa in un giardino terrazzato di agrumi e piante mediterranee, con olivi, agapanti, agave, aloe e carrubi; con piscina e spiaggia privata a cui si accede percorrendo centocinquanta gradini.

estratto da NAPOLI.REPUBBLICA.IT

Albero di melograno e draghi in ferro battuto per il Castello di Issogne


Castello Di Issogne

Situato ad Issogne, sul versante destro della Dora, di fronte Verres nel suggestivo scenario delle montagne valdostane, ll castello ha pianta di forma quadrangolare. Uno dei quattro lati si apre su un giardino protetto dall’esterno attraverso un muro di cinta. Qui si trova la famosa fontana ottagonale con l’albero del melograno in ferro battuto.

L’albero è caratterizzato dall’avere il fogliame di una quercia e i frutti del melograno. La fontana fu probabilmente fatta realizzare da Giorgio di Challant come dono per le nozze di Filiberto di Challant con Louise d’Aarberg nel 1502 e vuole simboleggiare l’unione tra la fertilità della famiglia rappresentate dal melograno, con la forza e l’antichità rese dalla quercia. Fanno parte dell’insieme anche dei piccoli draghi, sempre in ferro battuto.

Le pareti che si affacciano sul cortile presentano delle decorazioni che celebrano il casato degli Challant.  All’ingresso del castello possiamo ammirare le lunette delle botteghe artigiane sotto le volte del portico che rappresentano squarci di vita quotidiana dell’epoca con la bottega del sarto, la farmacia, la macelleria, il corpo di guardia, il mercato di frutta e verdura, la bottega del fornaio, dello speziale, del pizzicagnolo, tutte attribuite al pittore Colin.

Al primo piano, raggiungibile tramite una scala a chiocciola di pietra (il cosiddetto “viret”), vi è la cappella i cui gli affreschi raffigurano la natività, i profeti, gli apostoli, i dottori della Chiesa, e sono attribuiti anch’essi al maestro Colin, autore anche degli affreschi della Collegiata di Sant’Orso di Aosta di cui Giorgio di Challant era priore. Tra le stanze del primo piano, quella della contessa con l’oratorio ornato di pitture e quella del Conte Renato. Sempre al primo piano vi è anche la camera detta dei “Cavalieri di San Maurizio”.

Sul lato nord abbiamo la cosiddetta “sala della giustizia” o “salle basse”, la sala principale del castello con le pareti completamente affrescate: un finto loggiato sorretto da colonne di marmo, alabastro e cristallo trasparente racchiude scene di caccia, di vita cortese e paesaggi nordici. L’affresco più importante della sala è il giudizio di Paride, rappresentato attraverso il ritratto di Giorgio di Challant. L’autore degli affreschi sembra essere il maestro  Wuillerine di scuola franco-fiamminga.

Una delle prime stanze che si incontrano salendo lungo la scala è la cosiddetta “camera di Marguerite de La Chambre”, la stanza privata prima di Marguerite de La Chambre, moglie di Luigi di Challant, e poi di Mencia di Braganza, moglie di Renato di Challant. Accanto alla camera da letto si trova l’oratorio privato di Marguerite de la Chambre, con una volta a crociera, con affreschi raffiguranti l’assunzione delle Vergine, il martirio di Santa Caterina e di Santa Margherita. Uno degli affreschi ritrae la stessa Marguerite de La Chambre in preghiera insieme a nuore e figlie.

Accanto alla camera di Marguerite de La Chambre si trova una grande sala denominata “chambre de Savoie”, attualmente arredata come volle nel XIX secolo Vittorio Avondo, che pose qui la sua collezione di armi e armature antiche, ed è conosciuta come “sala d’armi”, giudicata come la più suggestiva del castello.

Nel secondo piano troviamo la camera di Giorgio di Challant, detta anche “camera di San Maurizio” per via del soffitto decorato con le croci dell’Ordine dei Cavalieri di San Maurizio. Accanto vi è la cosiddetta “sala del re di Francia”, che pare avere ospitato il re di Francia Carlo VIII durante il suo passaggio in Italia nel 1494  e presenta un camino decorato con lo stemma con i gigli dorati sul fondo e il motto “Vive le Roi” (viva il Re). Nell’angolo di nord ovest del maniero nella zona più antica del castello abbiamo la camera della torre mentre all’estremità di sud-ovest del castello vi è l’antica “chambre de l’Empereur”, che ha probabilmente dato ospitalità all’imperatore Sigismondo di Lussemburgo nel 1414 ed è attualmente chiamata “camera della contessina”, dalla contessina Isabella di Challant, figlia di Renato di Challant e di Mencia di Braganza.

da ICASTELLI.IT

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