curiosità

Design : dal ferro al ferro battuto


ferro_battuto_riccioli_india_gonzato7Il ferro: dalla forgiatura al laser

di Benedetta Lamberti

Più di 6000 anni di passato. Tanto importante da dare il nome ad un intero periodo della preistoria. Il ferro: un materiale duttile, malleabile, resistente ed elastico. Un tempo utilizzato per esterni e cantieri edili, è oggi molto apprezzato come rivestimento indoor o per forgiare arredi e complementi.

Le antiche maestranze artigianali si affiancano a nuovi sistemi tecnologici: forgiatura, piegatura e taglio di lastre con antichi utensili o macchine al laser. Il risultato? Oggetti e arredi tecnologicamente avanzati con il sapore dell’antico ferro battuto.

La bellezza di un materiale portato al suo estremo: fogli sottili e impalpabili che rifletto luce e contesto.

estratto da corriere.it

Artioli in ferro battuto alla manifestazione 2013 di “Artigiani d’Italia” a Ricetto di Candelo


Artigiani d’Italia : il genio e la creatività

ferro_battuto_artigiani_italia_ricetto_candeloL’Associazione Turistica Pro Loco di Candelo, in collaborazione con il Comune di Candelo e con il patrocinio e il contributo di Regione Piemonte, Provincia di Biella, ATL Biella, Fondazione CRB, Camera di Commercio di Biella, Confartigianato, Cna, Città Studi, MAC, UNPLI, organizza e promuove Artigiani d’Italia, grande evento di livello sovraregionale sull’artigianato d’arte italiano e sull’enogastronomia d’eccellenza piemontese.

Naturale palcoscenico per i saperi&sapori italiani è il medievale Ricetto di Candelo, certificato tra i Borghi più belli d’Italia, Bandiera Arancione del Touring Club Italiano e Meraviglia Italiana.

Artigiani d’Italia promuove e valorizza l’enorme patrimonio culturale ed economico rappresentato dall’artigianato d’arte. Il Made in Italy non è, infatti, un vuoto concetto di marketing, ma una bandiera tricolore fatta di storia, usi e costumi, qualità. Da sempre ammirate nel mondo, le lavorazioni artigianali sono ancora oggi segni distintivi che rendono l’Italia unica: un emblema del gusto, della creatività, dell’unicità del prodotto italiano nel mondo.

L’eccellenza dell’artigianato italiano è il fil rouge che legherà gli artigiani in mostra, provenienti dal Piemonte, dalla Valle d’Aosta, dalla Lombardia, dell’Abruzzo dalla Toscana, dalla Campania e dalla Sardegna.

L’evento è una panoramica del saper fare italiano raccontata sul palcoscenico d’eccezione del Ricetto medievale di Candelo (BI), uno dei Borghi più belli d’Italia, Bandiera Arancione del Touring Club Italiano e Meraviglia Italiana.

Dal 25 al 28 aprile le cellule tra le antiche rue del Ricetto si trasformano in botteghe di artigiani d’eccellenza provenienti da tutta Italia: lavorazione del legno e della ceramica, tessuti e ricami artigianali, produzioni uniche in vetro e lavorazioni dei metalli preziosi, stampe d’arte e carte decorate, si uniscono alla gastronomia tipica di qualità, essa stessa una forma d’arte.

Attraverso i percorsi espositivi dentro e fuori le mura, sarà possibile conoscere i segreti dei “mestieri d’arte”, osservare gli artigiani d’eccellenza al lavoro, scoprire tutte le particolarità delle tecniche di lavorazione con laboratori didattici e mostre tematiche…

Protagonista l’eccellenza dell’enogastronomia piemontese riconosciuta dalla Regione Piemonte tramite apposito marchio: il prestigioso riconoscimento “Piemonte Eccellenza Artigiana” delle piccole-medie imprese che tengono alto il valore dell’industria artigiana piemontese.

In questa edizione, sono proprio i sapori di qualità ad accogliere i visitatori dell’evento. Piazza Castello, antistante il borgo medievale e punto d’ingresso e passaggio obbligato per i visitatori dell’evento, sarà il luogo designato al meglio del gusto piemontese: un’opportunità interessante di mercato, che si traduce quindi in crescita e promozione, e nuove opportunità di marketing perché partecipare come partner a questa importante rassegna qualifica la propria attività in un evento interamente dedicato all’eccellenza.

Non il classico mercatino in piazza, non il solito expo in capannoni industriali, ma uno spazio all’ombra di un monumento medievale unico: un’esperienzatutta da vivere anche per gli espositori, oltre che per i visitatori.

Uno dei più belli d’Italia, Bandiera Arancione del Touring, Borgo Sostenibile del Piemonte e Meraviglia Italiana circondato da torri e mura medievali: è il Ricetto di Candelo dove dal 25 al 28 aprile vanno in scena gli Artigiani d’Italia.

Le origini del Ricetto di Candelo risalgono al periodo a cavallo tra il XIII ed il XIV secolo, ed è sicuramente il meglio conservato di tutti i ricetti del Piemonte, tanto che oggi molte cellule sono diventate atelier di artisti ed artigiani, dove prendono vita opere figurative, strumenti musicali, prodotti artigianali del legno, del ferro battuto, della ceramica, del tessile e del vetro, arricchendo così ulteriormente il fascino storico e culturale di questo magico borgo. Qule migliore location per un evento sull’artigianato d’arte?

Oltre che nelle eccellenze, l’evento sarà per i visitatori anche un tuffo nel passato: tra le rue, le stradine acciottolate nel cuore del borgo, musica d’epoca e attori in abiti medievali ad animare il centro storico, trasformato in enorme palcoscenico all’aperto.

da ecodelpiemonte.org

Strumenti in ferro battuto alla “Festa Grossa” di Montevettolini


Folla di devoti alla “Festa Grossa” di Montevettolini
La tradizione vince anche pioggia e maltempo
Tra emozione e sacralità si è svolta ieri l’evocazione triennale della via crucis nell’antico borgo medioevale di Monsummano. Oltre 300 figuranti hanno sfilato per le vie del colle prima dei saluti del Vescovo Giovanni De Vivo

di Arianna Fisicaro

ferro_battuto_festa_grossa_MontevettoliniL’inclemenza del tempo non ha fermato la “Festa grossa” che ogni tre anni si celebra a Montevettolini in occasione della rievocazione della via crucis di Gesù Cristo. Migliaia i visitatori che non hanno mancato all’appuntamento tra le strade in pietra del suggestivo borgo medioevale di Monsummano dove hanno sfilato, ricordando i momenti della passione del nazzareno oltre 300 figuranti tra cui 21 cavalieri romani, 36 fanti, il Longino, Gesù scortato da 4 legionari, il Cireneo, Giuda, 20 uomini ebrei, 60 pie donne, la Madonna con San Giovanni, 23 bambini  con i misteri della croce, altri 7  con le spadine dei dolori della Madonna, 10 bambine con  gli stendardi della madre di Gesù, 7 uomini con le parole di Gesù e poi le compagnie.

Una festa dall’alto valore simbolico, per la cui realizzazione sono stati cuciti tutti gli abiti dalla signora Luciana Bonciolini mentre le applicazioni e gli strumenti in ferro battuto sono stati fatti rigorosamente a mano dall’orafo Paolo Ancillotti mentre il resto degli accessori in legno e metallo da esperti artigiani di una fonderia di Pescia.

Ma la festa grossa di Montevettolini, a cui ieri hanno partecipato anche il vescovo di Pescia Giovanni De Vivo oltre ai parroci delle frazioni di Vergine dei Pini, Cintolese e del comune di Larciano, nasconde anche un grande valore storico perché si tramanda a girare negli anni nelle tre località di Monsummano, Casalguidi e Quarrata dal 1631. Fu in quell’anno infatti che un’epidemia di peste bubbonica decimò la popolazione. Coloro che si salvarono si raccolsero nella chiesa di Montevettolini dove è tutt’ora esposto l’antico crocefisso che viene portato durante la processione e cominciarono a pregare finchè, nel giorno dell’ascensione la peste cessò di mietere vittime.

«Da quel giorno – spiega Romano Francini del comitato organizzatore – come dono di devozione, ogni tre anni viene celebrata tutta la rappresentazione della pasqua che a Motevettolini, a differenza degli altri due comuni, viene fatta da 350 figuranti, anche a cavallo, all’imbrunire e quindi è particolarmente suggestiva».

da lanazione.it

Le ringhiere in ferro battuto dei ponti di Parigi ricoperte dai lucchetti dell’amore


Lucchetti dell’amore sui ponti di Parigi: quando si esporta l’idiozia

di RondoneR

parigi_ringhiere_ferro_battuto_lucchettiI ponti di Parigi sono vittime, dopo quelli di Roma, dei lucchetti dell’amore (?). Ponte Milvio esporta la moda del lucchetto deturpante. Chissà se esporterà anche la rimozione e il divieto.

Ne avevamo già parlato, diverse volte, ma non immaginavamo che la situazione attuale fosse degenerata fino a questo punto. In due anni Pont des Arts, uno dei più belli di Parigi, è diventato il Ponte dei lucchetti. Stessa sorte per Pont de l’Archevêché, proprio davanti a Notre Dame. Impressionante il colpo d’occhio.

Le ringhiere di ferro battuto che lasciavano ben filtrare i profili eleganti di Île de la Cité, di Notre Dame e de la Senna sono ormai siepi rigogliose e fitte di orrendi lucchetti luccicanti. Qualcuno ha provato a dargli “una mano di verde” almeno per renderli più mimetizzati, ma come vedete, è stato tutto inutile.

E’ probabile che l’amministrazione parigina sarà costretta a prendere i provvedimenti romani. I corrimano dei ponti sono evidentemente a rischio cedimento con tutto quel peso non previsto.

Resta incredibile constatare come una moda così cretina, prodotta da un romanzetto mediocre, in una umanità tanto ignorante quanto illetterata, abbia avuto tale successo. Dilaga ovunque. O forse è proprio il simbolo dello sfacelo culturale dei nostri giorni. Di certo fa schifo.

da travelblog.it

L’orologio in ferro battuto dell’Osteria Bio nell’Oasi di Galbusera Bianca


Un’oasi in città
Un borgo agricolo riportato alla vita, un’osteria bio e una locanda romantica con 11 camere pensate come i capitoli di un libro. Tutto a soli 40 km da Milano. Ecco l’Oasi di Galbusera Bianca, il posto perfetto per una gita fuoriporta

ferro_battuto_osteria_bo_oasi_galbusera_biancaUn’oasi ecologica, un’azienda agricola biodinamica, un’osteria bio a “metri zero” e da poche settimane anche una locanda bio con undici camere poetiche e divertenti che sembrano essere uscite da un libro di Lewis Carroll – stile “Alice nel Paese delle Meraviglie” per intenderci. Tutto questo è L’Oasi di Galbusera Bianca, un piccolo borgo agricolo del trecento riportato alla vita grazie alla tenacia e alla passione di Gaetano Besana, fotografo di moda negli anni Novanta, oggi agricoltore convinto. Sua l’intuizione, suo il merito di aver trasformato una collina abbandonata in un paradiso di biodiversità.

Un luogo speciale, accogliente, che trasmette serenità. Una culla verde circondata da 20 ettari di natura, luogo perfetto per riscoprire cose semplice come un bel paessaggio o un buon pranzo da condividere con amici o in famiglia, e che promuove l’armonia dell’anima e del corpo attraverso corsi di riflessologia plantare, di respiro (fatto!), biodanza, terapia craniosacrale e molti altri tra cui anche una coraggiosa “camminata sul fuoco”. E seppur “giovane” già con diversi primati e riconoscimenti importanti alle spalle. Primo fra tutti quello di aver recuperato 500 antiche varietà di frutta in via di estinzione (120 di mele, 40 di pere, 40 di prugne e fichi) e per questo essere stata riconosciuta come la prima oasi affilliata WWF. Tra i più recenti, quello di aver vinto il Green Travel Awards 2013 come eccellenza del turismo sostenibile e responsabile nella categoria agriturismo. oasi galbusera bianca

Ora se vi chiedessi «dove ci troviamo?», probabilmente mi rispondereste Liguria, Toscana, qualcuno direbbe Basilicata oppure Puglia. E invece no. Sfatiamo un mito. Siamo in Brianza, a circa 40 chilometri a nord da Milano sulla strada per andare a Lecco. L’Oasi di Galbusera Bianca si trova all’interno del Parco di Montevecchia e Valle del Curone e, per essere precisi, al centro del comune di Rovagnate.

La prima cosa che colpisce, oltre la pace e il silenzio, sono gli ulivi che costeggiano la stradina che porta all’Osteria Bio. Impossibile penso, saranno qui per bellezza, e invece no, sul bacchetto che ci accoglie ricco di leccornie e tortini di verdure, formaggi di capra, pane fatto in casa e salsine, ci sono anche le olive verdi brianzole, piccole e gustose! Un’altro preconcetto che sfatiamo. «È un nostro merito» spiega Gaetano, «è il risultato di un modo diverso di rapportarsi alla terra e all’agricoltura. Non rincorrendo il prodotto più bello o il più grande a tutti i costi, ma quello vero che regala la natura in armonia con il cosmo, che non ha caso è più gustoso e più proteico». In altre parole applicando quello che circa 80 anni fa il pedagogo Rudolf Steiner aveva indentificato come i principi dell’agricoltura biodinamica: piantare e raccogliere sequendo le fasi lunari, usare un compostaggio naturale e soprattutto rispettare l’ecosistema terrestre.

Con il nuovo anno, arrivano le novità e dopo l’Osteria Bio che propone una cucina semplice, naturale e quasi completamente vegetariana, si aggiunge la Locanda Bio. Undici stanze, ognuna diversa dall’altra, dipinte e arredate con gusto «rustico e colorato» ripescando vecchi mobli e cimeli di famiglia e creando delle micro storie a sè. Così è nata la stanza del Falegname, del Giardiniere, quella Zen, quella del Ferro e del Fieno (dove si dorme letteralmente su due enormi balle di fieno), dell’Amaca, della Pittrice di Peonie e la stanza del Viaggiatore, che sarà un pò per deformazione professionale, è quella dove prenoterei subito. Un mini appartamento composto da due camere (e un bagno) dove l’armadio è un vecchio baule vintage della mamma di Gaetano, alle pareti color spezia si trova un grande orologio in ferro battuto, una mappa del mondo, sci e racchette all’occorreza e diversi cappelli da esploratore. Il costo è di 150 € al giorno in doppia, incluso la prima colazione bio e se capitate entro il 30 aprile c’è uno sconto promozionale del 30%.

Se state cercando un’idea per trascorrere una Pasqua a contatto con la natura, un luogo dove rilassarvi e far giocare i vostri bimbi (ci sono dei bellissimi laboratori di cucina e disegni pensati apposta per loro) e mangiare sano, sappiate che l’Oasi di Galbusera Bianca vi attende a braccia aperte. 38 euro per un menù vegano da leccarsi i baffi che va dall’antipasto al caffè oppure, per chi preferisce il pic nic, un cestino ricco con primo, frutta e acqua per solo 15 euro. Inoltre tra Pasqua e Lunedì dell’Angelo si apre la possibilità di partecipare ad uno stage di Tango Argentino con i ballerini professionisti Paolo Vitalucci e Karola Redaelli.

da vanityfair.it

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