design

Arredi da giardino in ferro battuto a “Sassuolo in Fiore 2013″


“Sassuolo in Fiore”, quinta edizione. Sabato e domenica in centro storico

ferro_battuto_sassuolo_in_fiore1Forte del successo delle precedenti edizioni, la manifestazione Sassuolo in Fiore, giunta quest’anno alla quinta edizione si estenderà per buona parte del centro storico di Sassuolo. Oltre a Piazza Garibaldi, Sassuolo in Fiore si estenderà per via XX settembre, via Battisti, via Mazzini e quest’anno per la prima volta, anche tutta piazza dei Martiri Partigiani.

Saranno più di quaranta i floricoltori provenienti da ogni parte d’Italia che presenteranno piante e fiori di ogni varietà. La faranno da padrona le rose, portate anche da un vivaio della Toscana, le orchidee, le piante aromatiche anche dalla Liguria, le stagionali, le calle, gli aceri giapponesi, le sementi, le piante da frutta e i limone del sud.

Per gli amanti dal pollice verde vi saranno anche attrezzature e arredi per il giardino. Vasi in terracotta, gazebo in ferro battuto e dei vivaisti allestiranno veri e propri giardini in centro.

Replicherà poi il selezionato mercatino dedicato all’artigianato: ricci e animaletti realizzati con carta riciclata, tovaglie provenzali, oggetti in stile country, ceramiche artistiche, oggetti in ferro battuto, profumi artigianali sono solo alcuni dei tanti oggetti che sarà possibile acquistare.

Piazza dei Martiri Partigiani ospiterà quest’anno un angolo esclusivo di prodotti alimentari provenienti da varie parti d’Italia, facendo assaporare al pubblico gusti e sapori unici, che porteranno sicuramente una ventata di originalità su tutte le tavole.

Sassuolo dedicherà agli amanti dei fiori e non solo l’intero fine settimana. Accesso libero a tutti i visitatori e curiosi.

da sassuolo2000.it

Ferro battuto e plastica : arte e design alla mostra “Plastic Factory” al Museo Tornielli ed al Forum di Omegna


La plastica tra arte e design protagonista a Omegna e Ameno
“Plastic Factory” doppia mostra al Museo Tornielli e al Forum di Omegna

di Giulia Stok

ferro_battuto_mostra_plastic_factoryÈ dedicata alla plastica e all’impatto profondo che ha avuto sia sulla produzione industriale che sulla ricerca artistica e di design la nuova mostra curata dall’associazione Asilo Bianco sul Lago d’Orta. Due le sedi, il Forum di Omegna e il Museo Tornielli di Ameno, dove fino al 2 giugno sono esposti pezzi delle Avanguardie degli Anni Sessanta ma anche opere di artisti contemporanei (tra i nomi, Alessandro Ciffo ed Enrica Borghi, Piero Gilardi e Sylvie Fleury), con un focus speciale sul design industriale grazie anche alla collaborazione di alcuni musei aziendali.

Ameno, borgo collinare immerso nel verde sulla sponda orientale del lago, vanta un’antica tradizione turistica che ha lasciato al centro storico alcune belle ville di Sette e Ottocento. Tra queste spicca Casa Calderara, residenza del pittore Antonio, oggi sede di una fondazione di arte contemporanea, e Palazzo Tornielli, che ospita appunto la nostra “Plastic Factory”. Un’installazione permanente è la Stanza del Cuore Verde, progettata da DA-A Architetti e Johannes Pfeiffer, una sorta di foresta immaginaria di tronchi di robinia, con dispositivi interattivi che raccontano all’utente il territorio del lago.

Il palazzo deve il nome a una famiglia nobile di Borgolavezzaro, uno dei casati più illustri di Novara fin dal Medioevo, che ne fece la sua dimora di campagna. Notevoli lo scalone con ringhiere in ferro battuto e gli affreschi mitologici del soffitto. Di fronte alla facciata principale si estende un parco, con alberi secolari e un padiglione di gusto classicheggiante, ma soprattutto circondato da una torre e quinte di ispirazione neogotica: diventato pubblico nel 1920, un tempo era raggiungibile solo dal palazzo tramite un passaggio sotterraneo. Da qui, si possono fare belle escursioni sul Monte Mesma nella Riserva Naturale del Sacro Monte di Orta, incontrando un convento francescano del XVII secolo e due vie Crucis.

All’estremo nord del lago si estende Omegna, il centro più popoloso del Cusio, città di industria e artigianato, all’avanguardia soprattutto per il settore dei casalinghi. Qui fu inventata la moka Bialetti e prodotta in massa la pentola a pressione Lagostina. Il Forum ripercorre la storia dell’impresa cusana e dei suoi prodotti di punta, ospitando anche convegni e workshop sul tema. In città, prima di reimmergervi nell’era della plastica, date un’occhiata alla casa medievale “ex Bazzetta”, a quella settecentesca “ex Francia” e alla Porta della Valle, risalente ben all’XI secolo: un bel modo di provare a immaginarsi come si viveva prima che fosse inventata.

da lastampa.it

Design in ferro battuto per la boutique del cashmere Lorena Antoniazzi a Parigi


«Crisi? Boutique a Parigi e cashmere col microchip»
Lorena Antoniazzi firma da 20 anni maglieria d’alta moda e dà lavoro a 60 persone direttamente, più altre 60 micro aziende artigiane di tutta la regione

di Claudio Sampaolo

ferro_battuto_boutique_cashmere_lorena_antoniazziIl 3 marzo scorso, con lo spread in salita, il governo latitante, la borsa come sempre incontrollabile e l’Istat che censiva 1,2 milioni di nuovi disoccupati, Lorena Antoniazzi, griffe perugina del cashmere, ha aperto una boutique a Parigi. E nemmeno in un posto qualsiasi: al 10 di rue de Castiglione, portici squadrati e viali infiniti, cinque minuti a piedi da Louvre, Place de La Concorde, giardini delle Tuileries e Place Vendome, ben dentro la Parigi delle cartoline e del turismo. Una notizia non da poco, in forte controtendenza, ma forse proprio per questo passata quasi in sordina.

«Ci siamo buttati, a ragion veduta, e fin qui le cose sono andate proprio bene», sintetizza la signora Lorena, che non solo disegna da 20 anni tutti i capi prodotti dalla sua azienda, ma ha pure ideato e “schizzato” nero su bianco i mobili e gli accessori del negozio francese, una “bomboniera” in vetro, metallo, ferro battuto e legno d’olivo, «con un evidente riferimento alla nostra terra ed al made in Italy. Perché i nostri capi sono italiani e umbri al 100%, visto che oltre alle 60 persone che abbiamo qui in sede dove si lavora alla ideazione, ai campionari, alla commercializzazione e al marketing, ci sono altre 60 realtà regionali, piccole aziende artigiane di 3-4 unità ciascuna, che producono direttamente i nostri modelli, con una piccola percentuale attorno al 5% del totale fatta ancora a mano, con i ferri, come le nostre nonne di una volta. Un must, una esclusiva che tira ancora molto sul mercato».

La storia, anzi i disegni di Lorena Antoniazzi, partono da lontano, dalla quinta elementare a Verona, anno 1966.
«Avevo sempre la matita in mano, praticamente una appendice, e quando si presentò l’occasione con le celebrazioni per il centenario della Liberazione del Veneto, realizzai dei disegni che raffiguravano momenti di quel 16 ottobre, coi bersaglieri che entrano in città, disegni che furono addirittura esposti alla “Gran Guardia”, il museo più importante e prestigioso di Verona. Per una bambina di 10 anni una cosa stupefacente, ma per parecchio tempo quella passione è rimasta rinchiusa in qualche cassettino della memoria. Sapevo di avere queste capacità, ma pensavo ad altro. Per esempio all’atletica leggera. Sono sempre stata molto alta, così mi buttarono in pista sui 100 ostacoli, però visto che passavo molto sopra, che insomma staccavo bene, mi dirottarono al salto in alto, dove nel frattempo non si faceva più la “ventrale” ma il Fosbury, uno stile che mi riusciva bene, tanto che a 14 anni feci il record italiano di categoria con 1,81, meglio di Sara Simeoni, ed entrai in nazionale. Ho ancora da qualche parte un ritaglio della “Gazzetta dello Sport”, titolo “la pittrice del Fosbury”. Ho passato tre anni a Formia, presso il centro tecnico federale, ho conosciuto tanti che erano o sarebbero diventati dei campioni, come Pietro Mennea. Lui è stato il prototipo del vero uomo di sport, dell’atleta puro: tutto quello che ha ottenuto se l’è guadagnato con la fatica sul campo, con gli allenamenti, con la sofferenza che traspariva dalla mimica facciale. Per battere il suo 19’72″ sui 200 ci sono voluti 17 anni e forse aiuti esterni ai quali lui non aveva mai nemmeno lontanamente pensato. Aveva qualche anno più di me e spesso mi portava sulla sua cinquecento, lo accompagnavo a giocare la schedina. Un piccolo svago. Ho pianto molto quando è morto…».

L’esperienza con l’atletica s’è fermata lì?
«Praticamente sì, qualche guaio fisico, altre cose per la testa. ma la scuola dello sport è una scuola importante per la vita. Io avevo fatto il liceo artistico, seguendo la mia “vena”, ma poi non avevo avuto le possibilità economiche per iscrivermi ad architettura, a Venezia, ed a 20 anni ho cominciato a guadagnarmi da vivere, come commessa in un negozio di abbigliamento, sperimentando subito che mi intendevo di stile, qualità, colori. Devo dire che ero un po’ nipote d’arte, per via di nonno Pietro, sarto da uomo e di una zia sarta. Probabilmente la loro influenza è stata importante, tanto è vero che non ho mai comperato un vestito in vita mia, neppure da adolescente. Me li disegnavo e poi si facevano. Ho sempre vestito un po’ mascolina, anche da quindicenne adolescente, ricordo delle splendide giacche da uomo, perfettamente cucite dal nonno. Per farla breve, da commessa sono diventata “buyer” per cinque negozi, andavo sempre a Milano, dove ho conosciuto tutti i maggiori stilisti a cominciare da Enrico Coveri che mi ha voluto con sé. «Hai la stoffa della donna-prodotto», è stato il primo bel complimento che ho ricevuto nella mia vita, dopo quello della Gazzetta, si intende. Era il 1981 e fui mandata a Perugia, proprio per seguire il “prodotto” della Igi, che allora faceva i capi in pelle per lui.».

Quando ha ripreso in mano la matita per disegnare?
«Non molto tempo dopo. Mi chiamarono alla Ghinea, non sapevo nulla di maglieria ma grazie a due brave maglieriste ho appreso tutto quello che serviva, dai punti alle mischie. E per cinque anni ho avuto la fortuna di fare l’assistente ad un mito come Claude Montana, designer tra i più famosi al mondo. Eravamo a Parigi tutte le settimane, ho intessuto relazioni importanti, disegnato, fatto esperienze incredibili, uno dei periodi più belli della mia vita, finito un po’ bruscamente quando il proprietario dell’azienda, Francesco Ghini, cominciò ad occuparsi personalmente del nostro lavoro creativo. Ma siccome chiusa una porta si apre un portone, mi ritrovai a lavorare per Armani.».

estratto da giornaledellumbria.it

Monili in ferro battuto alla Mostra dell’Artigianato alla Fortezza da Basso


L’eccellenza dei manufatti iberici alla Fiera dell’Artigianato
Il programma di domani 27 aprile alla Fortezza da Basso
Mostra dell’Artigianato: boom di visitatori per il ponte del 25 aprile

ferro_battuto_mostra_artigianato_fortezza_da_bassoSono scesi in forze alla Fortezza da Basso dalle principali città e regioni della Spagna per presentare l’eccellenza del ‘fatto a mano’ iberico. Capitanati dalla Camera di Commercio Italiana di Madrid, fino a domenica una quindicina di artigiani al piano Inferiore del Padiglione Spadolinie al piano Attico daranno prova del loro ingegno creativo mettendo in mostra le loro raffinate ed originali produzioni.

Dai quadri in argilla refrattaria raffiguranti paesaggi urbani, dei colori del sole di Spagna, di Krea Ceramica di Ciudad Real (la principale città di Castiglia-La Mancha) agli originali e freschi monili in ferro battuto e vetro fuso portati in Fortezza da un gruppo di giovani crativi di Barcellona.

“L’impressione è buona – spiega un’artigiana di Siviglia che mostra orgogliosamente i suoi ventagli e foulard rigorosamente dipinti a mano”. Nello stand accanto, un espositore della città di Girona presenta i tipici braccialetti in cuoio mentre poco più in là un giovane artigiano madrileno dà sfoggio della sua abilità replicando il gracchiare della rana, il suono fievole del gufo e di altri animali, utilizzando una bacchettina di legno di palma, con il quale ha dato vita a piccole ed originali sculture zoomorfe lignee.

Monili in ceramica e madreperla è l’offerta della produzione delle Canarie. Per i buongustai infine da non perdere al piano Attico del Padiglione Spadolini lo stand con tutte le prelibatezze, a partire da un’ampia offerta di jamon iberico.

estratto da lanazione.it

Le decorazioni in ferro battuto del Castello di San Sergio a Centola


Nei castelli del Cilento una vacanza da re
Torri e fortini, palazzi marchesali e antiche dimore tra Centola, Palinuro e Marina di Camerota

di VINCENZO RUBANO

ferro_battuto_castello_san_sergio_centolaPer chi ancora crede nelle favole, e sogna di soggiornare in un castello o in una torre anche solo per qualche ora, ci sono buone notizie. Il Cilento oltre al mare cristallino e alle spiagge paradisiache offre anche soggiorni da re. In torri e fortini, palazzi marchesali, antiche dimore. Non resta che l’imbarazzo della scelta.

A Centola, per esempio, ha riaperto i battenti il Castello di San Sergio. Dimora storica del 1400 che domina, sulla sommità di una collina, capo Palinuro e il golfo di Policastro. E’ stata la residenza di principi e marchesi, ereditata da padre in figlio, fino all’attuale generazione.  All’interno delle mura del castello affascina il cortile lastricato in pietra, ingentilito da una terrazza panoramica e dalla suggestiva architettura che lo contorna.

Nel castello, recentemente ristrutturato, c’è un vero e proprio museo con mobili originali dell’epoca, quadri,  imponenti travi in legno che sorreggono i soffitti, letti e decorazioni in ferro battuto.

Vincenzo Mazzeo, giovanissimo imprenditore che lo gestisce, accompagna volentieri i turisti a visitarlo, racconta la storia e le leggende del castello. Lo fa per hobby, perché ha ereditato dalla mamma Silvia l’amore per l’arte e per la storia.

“I visitatori restano senza parole  -  racconta Vincenzo -  apprezzano la bellezza della struttura e la serenità che la circonda”. Poi al tramontar del sole è possibile anche fermarsi a dormire per sentirsi, almeno per una notte, un re e una regina.

“Molti turisti dopo averlo visitato non volevano andar via  -  racconta il giovane – in estate ci chiedevano addirittura di restare a dormire in giardino. Per questo ci siamo organizzati. Alcune stanze del castello  -  continua  -  le abbiamo adibite a bed e breakfast. Senza modificare neppur minimamente le caratteristiche originarie”.

A Palinuro, a pochi passi dal mare, è invece possibile pernottare all’interno di una torre saracena. La proprietaria Patrizia Fusco ha realizzato al suo interno alcun mini appartamenti con tutti i comfort.

E per chi, oltre ai piaceri dello spirito, vuole curare anche quelli della gola, è consigliata una visita alla locanda “La cantina del marchese” di Marina di Camerota dove appunto, il Marchese, amava intrattenersi con i signorotti dell’epoca.  Qui è possibile degustare pietanze locali ed ottimo vino del Cilento, servito da camerieri rigorosamente vestiti in abiti d’epoca.  Assolutamente da provare la “maracucciata”, uno dei piatti più antichi della zona, la cui ricetta da secoli si è tramandata nelle varie generazioni; povero negli ingredienti ma sorprendente nel gusto.

“Alla base di questa pietanza  -  racconta il titolare del locale Francesco Fiore – c’è un particolare legume, il maracuoccio, leggermente più piccolo del pisello, che viene coltivato solo a Lentiscosa, piccola frazione collinare di Camerota. Non so voi, ma il  marchese ne andava pazzo”.

da repubblica.it

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