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Ferro battuto : come arredare e ristrutturare una casa in stile rustico
Tra immagini di interni rustici, ispirazioni per arredare casa
Lo stile rustico è sempre più ricercato da chi arreda. Elementi come mattoni a vista, dettagli in pietra e arredi in ferro battuto, entrano ormai anche nelle case di città e creano contaminazioni eleganti e chic. In questa pagina trovate una raccolta di immagini di alcuni interni che abbiamo pubblicato negli ultimi anni. Un’ispirazione, ma anche un modo per registrare tutte le possibili declinazioni.
Molto comune è l’associazione tra stile rustico e shabby chic che trova la sua espressione più tipica negli interni della Provenza. Si trovano colori, materiali e dettagli che nascono da una sensibilità straordinaria ma anche una grande passione per le atmosfere della campagna francese.
Cosa c’è di più rustico di un fienile? Questa ristrutturazione trasforma questo corpo agricolo in una casa elegante e contemporanea. Elementi come le grandi vetrate che vediamo in questa immagine, portano le suggestioni degli open space cittadini nella campagna senza sconvolgere o tradirne l’atmosfera originale. Il risultato è una casa moderna e di design ma dal sapore romantico.
La ristrutturazione di questo edificio rustico ruota attorno ai muri in pietra originali: a questi sono stati aggiunte le ampie finestre con i profili in ferro che si vedono in questa immagine. Oltre alla vista sulla campagna circostante, tutti gli interni sono invasi dalla luce naturale in entrambi i due livelli dell’abitazione. Lo stile rustico è completato poi dagli arredi in legno e ferro e alcuni volumi in cemento.
estratto da atcasa.corriere.it
Lo smantellamento delle ringhiere in ferro battuto di Villa Galli
La Romantica, è iniziata la sua fine
Qualche settimana fa è stato ordinato lo smantellamento di villa Galli da parte dei proprietari
L’allarme lo ha lanciato Lugano Vintage dalla sua pagine Facebook. I nostalgici della perla sul Ceresio che fu, hanno pubblicato ieri su internet delle fotografie di Villa Galli in cui si nota la mancanza delle ringhiere in ferro battuto.
Tra gli amici di Lugano Vintage c’era chi ha cominciato a sollevare il dubbio che fossero stati dei ladri a portarsi via parte della struttura. Su una fotografia, in fondo, si scorge anche un furgoncino bianco. Chissà, si domandava qualcun’altro, che non fosse quello il veicolo sul quale i ladri o presunti tali hanno usato per caricare le ringhiere?
E invece no. Chi sta portando via i parapetti in ferro battuto non sono dei ladri. l’inizio della fine è imminente. Il sipario sulla “Romantica sta calando definitivamente. Come riferitoci dal Comune di Melide, su ordine dei proprietari sono iniziati i lavori di smantellamento dell’immobile.
da tio.ch
Le ringhiere in ferro battuto del borgo Canate di Marsiglia in Liguria
Borghi abbandonati di Liguria: Canate di Marsiglia
Una passeggiata nell’entroterra di Genova. Per apprezzare ciò che di noi rimane di un mondo tanto lontano quanto a portata di mano.
di Lorenzo Zanelli
Se i lavori per la strada carrabile non si fossero fermati alla frazione di Marsiglia sono sicuro che il borgo di Canate (comune di Davagna) sarebbe abitato ancora oggi. Collocato sulle alture dell’entroterra genovese in prossimità di San Martino di Struppa questo piccolo borgo abbandonato risalta per la felice ubicazione e la ricchezza che, nonostante l’incuria del tempo, ancora traspare.
Terrazzini con ringhiere decorate in ferro battuto, scale rivestite in ardesia e i resti di qualche lampione testimoniano la vitalità di questo borgo che, ancora nel 1951, vantava 96 residenti. Incredibile se si pensa che questo paese è resistito non solo al tempo (alcuni studi collocano la formazione dei primi nuclei abitativi intorno al XII° secolo) ma anche alla furia nazi-fascista che qui – e lo ricorda una lapide visibile nel centro del paese – hanno appiccato fuoco al villaggio in uno dei tanti tristi episodi di rappresaglie alle attività partigiane.
A Canate di Marsiglia si può arrivare da molte parti: noi lo raggiungiamo grazie al sentiero che parte da San Martino di Struppa con due ore circa di pianeggiante sentiero in costa.
Percorrere questa mulattiera significa percorrere un pezzo di storia del contado genovese: lungo il percorso si incontra un antico trogolo utilizzato dagli abitanti per il proprio fabbisogno e per abbeverare gli animali. Poi ci si inoltra lungo un castagneto, che con i suoi frutti immaginiamo fosse abbondantemente sfruttato durante le difficoltà create dalla guerra. Infine qualche muretto a secco ancora in piedi ci lascia immaginare la caparbietà del contado genovese.
Distratti e incuriosi dall’approssimarsi dell’entrata del villaggio ci spaventiamo quando, all’entrata del paese, veniamo accolti da due vere e proprie oche da guardia per nulla intimorite (che niente hanno da invidiare alle gloriose antenate del Campidoglio) e dal pascolo di alcune capre, che ruminano indisturbate. Rimaniamo di stucco a scoprire che, strada carrabile o no, qualcuno a Canate resiste ancora oggi.
Curiosando tra le viuzze dell’antico borgo non è difficile immaginare quale fosse il prodotto tipico di questo paese: tra le case in rovina si notano botti di legno, torchi e damigiane, segno evidente di una diffusa coltivazione della vite e ottime per qualche scatto. Troviamo anche alcuni resti di mangiatoie per i bovini che durante la primavera venivano portati al pascolo ai vicini monti Alpesisa e Lago. Forse oggi questa strada la percorrono le simpatiche capre che abbiamo incontrato.
Giungiamo infine ad uno spiazzo panoramico in fondo al villaggio, la vista spazia sulle colline circostanti permettendoci di apprezzare come una felice posizione abbia aiutato e permesso a questi tenaci abitanti di coltivare la vite.
Ci piace perderci per le viuzze e evocare nella nostra mente le immagini e le voci di questo borgo quando ancora era vivo: tornare sulla via principale è un tuffo in un passato meno remoto grazie ai resti dei lampioni e la lapide a centro paese diventa cuore dell’agorà di Canate.
Ci lasciamo dietro questo borgo con la certezza che, per quanto idealizzata nelle nostre teste cittadine, la vita in questi lidi si sia fermata ma non la poesia che ancora trasmette.
Esistono inoltre due percorsi alternativi a quello descritto per giungere a Canate: i più coraggiosi e allenati possono osare il percorso utilizzato anticamente dagli abitanti che parte dal ponte di Cavassolo: 1100 scalini in pietra per quarantacinque minuti di passione.
Per chi invece predilige un sentiero più tranquillo è possibile giungere anche tramite la mulattiera che parte da Marsiglia, il borgo che ha raccolto i fuggiaschi di Canate.
da genova.mentelocale.it
Cancelletto in ferro battuto per il restauro dell’Oratorio dell’Arciconfraternita del Rosario di San Domenico di Cosenza
Intervento di restauro
La Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Calabria, in attuazione del Progetto ARCUS SPA – Programma di interventi relativi alla tutela, ai Beni e alle Attività Culturali e allo Spettacolo da finanziare con le risorse individuate ai sensi dell’art. 60, comma 4, della L. 27.12.2002 n. 289. – Anno 2009, ha consegnato i lavori di consolidamento e restauro parziale dell’Oratorio dell’Arciconfraternita del Rosario annesso al complesso monumentale di San Domenico di Cosenza.
L’intervento di restauro, progettato dai tecnici della Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Calabria e diretto da Fabio De Chirico, soprintendente BSAE Calabria e da Nella Mari, storico d’arte SBSAE Calabria, sarà ultimato nell’autunno del 2014. Lo splendido Oratorio del Rosario è una delle espressioni più significative dell’arte barocca nella città di Cosenza.
La prima fase costruttiva risale al Cinquecento come attestano la cassa muraria, gli arconi in pietra di accesso alle cappelle laterali, l’arco santo in pietra e l’abside quadrangolare. Alla prima metà del Seicento rimanda il preziosissimo soffitto in legno intagliato e dorato dall’opulento decoro tipico del variegato repertorio ornamentale barocco e su cui si stagliano lo stemma del mecenate Lorenzo Landi e cinque dipinti su tela raffiguranti Gesù tra i dottori della chiesa, la Natività, La morte della Vergine, La Circoncisione, La discesa dello Spirito Santo.
Nel corso del Settecento l’Oratorio del Rosario, in piena adesione al gusto barocco, viene rimaneggiato e arricchito. Le pareti vengono decorate con stucchi dorati, si realizzano il doppio ordine di stalli in legno laccato e dorato, il pulpito, il cancello di accesso alla cappella in ferro battuto, l’ampia cantoria in legno dipinto e la cupola dell’abside. La resa volumetrica e prospettica e l’ornamentazione fanno di questo luogo sacro un esempio eccellente, un documento prezioso e unico dell’architettura e dell’arte barocca nella città di Cosenza. La lettura dell’apparato pittorico restituisce un programma iconografico strettamente correlato all’intitolazione della cappella: è la rappresentazione dei Quindici Misteri che si dispone lungo le pareti, ai lati dell’arco santo, sulla cupola.
L’intervento previsto ha l’obiettivo di dare slancio vitale al centro storico di Cosenza avviando un’adeguata programmazione che, partendo dai punti di eccellenza che custodiscono memorie e un patrimonio di arte e di cultura di straordinaria rilevanza, le restituisca valore e centralità. Il restauro dell’Oratorio del Rosario, unico intervento ARCUS approvato in Calabria, rappresenta un importante tassello nell’attività di tutela e recupero del patrimonio culturale, ancora più significativo in considerazione della grave crisi economica che investe il nostro Paese.
da lafolla.it
Ferro battuto per villa in vendita a Torriglia
Vendesi appartamento in villa indipendente Torriglia
Appartamento sito all’interno di villa di interesse storico artistico, attribuita all’architetto Coppede’. Recenti interventi hanno portato ad un frazionamento in piu’ unita’ immobiliari dove sono ancora presenti gli elementi decorativi di pregio caratterizzanti l’immobile. L’appartamento oggetto di vendita misura una superficie di 83 mq, grande la zona giorno con angolo cottura, due le camere da letto, ampio il bagno completo di vasca. Utilissimo l’ampio soppalco illuminato, accessibile da entrambe le camere.
Alti i soffitti, suggestive le finestre originali caratterizzate dal sistema misto persiana scorrevole e scuro, tipico del noto architetto liberty. Termoautonomo, presenta impianti a norma e certificati, ascensore di ultima generazione perfettamente integrato nel contesto prezioso. I pavimenti sono in legno fatta eccezione per i rivestimenti in marmo del bagno. Dispone inoltre di posto auto di proprietà all’interno del suggestivo parco a servizio dei condomini.
L’edificio (1928), si articola su quattro piani, l’accesso principale avviene dalla loggia colonnata che si affaccia sul maestoso giardino in direzione della vasca con giochi d’acqua. L’atrio e’ impreziosito dal pavimento originale in graniglia e dagli affreschi a soffitto raffiguranti S.Giorgio.
Da qui si puo’ apprezzare la maestosita’ della facciata ricca di citazioni del periodo medioevale, con le finestre marcate dallo spesso architrave in pietra decorato a monocromi raffiguranti elementi floreali e zoomorfi e con i davanzali in mattoni. Non mancano inoltre aperture a bifora. Il fronte principale e’ quello più articolato, la loggia di accesso si apre verso l’esterno attraverso tre grandi archi ogivali sorretti da colonne. Al piano superiore ampia bifora e grande meridiana.
La complessita’ nella composizione dei volumi culmina col piano sottotetto, a sbalzo rispetto alla facciata. Innumerevoli i riferimenti al periodo medioevale, i numerosi elementi decorativi in pietra, l’uso abbondante del ferro battuto, le torciere, le ringhiere e le inferriate, tutte riccamente forgiate.
Il complesso in oggetto rappresenta un interessante esempio di villa di villeggiatura dal gusto eclettico, con raffinati richiami al revival medievalista dell’epoca, pertanto unanimemente riconosciuto di interesse Culturale dalla Soprintendenza per i beni architettonici della Liguria, con tutti i benefici fiscali (IMU etc..) che cio’ comporta.
da ilsecoloxix.it

















