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Il restauro della cancellata in ferro battuto della Cappella Mazara
Cappella Mazara, raccolti 15mila euro per il restauro
Il Rotary club di Sulmona ha già raccolto 15mila euro in appena tre mesi dall’avvio della raccolta fondi per la ristrutturazione della cappella Mazara al cimitero.
Uno dei più importanti monumenti del campo santo perché unico nel suo genere, vincolato dalla Sovrintendenza nel 2002 e acquistato dal Comune il 20 novembre del 1997 a Pier Paolo D’Agostino Orsini (ultimo erede della famiglia Mazara), versa ora in abbandono. Un fico sta devastando dall’interno la cappella e una selva esterna impedisce l’ingresso al monumento. Ora il Comune, interessato dal Rotary, ha garantito che si occuperà di pulire l’area.
Oltre alla sottoscrizione popolare, il Rotary ha anche costituito un comitato scientifico che si dovrà occupare del recupero dell’importante opera funeraria. Ne fanno parte, a titolo gratuito, Michele Tataseo per la parte strutturale, Catia Di Nisio per quella geologica, Massimo Giorgi Piccirilli per quella architettonica e la società Teco 3D (con l’archietto Patrizio Colasante e il geometra Giuseppe Tempesta) che si occuperà del rilievo tridimensionale.
La ditta Geoland ha già prestato la sua opera per i rilievi geofisici e Zappa provvederà a recuperare parte dell’armatura della splendida cancellata in ferro battuto (opera dell’artigiano Ranieri di Guardiagrele), scampata al furto di una quindicina di anni fa
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Per pubblicizzare la sottoscrizione popolare sono stati realizzati anche dei manifesti in italiano e in inglese che sono stati appesi sui muri cittadini con cadenza mensile.
“Per noi, oltre ai soldi raccolti, ha ancora più valore la costituzione di questo comitato scientifico che presterà la sua opera gratuitamente, grazie anche alle ditte che collaboreranno – è intervenuto Michele Bocci stamane in conferenza stampa (foto) – e che ci consentirà di fare un progetto con stime precise di fondi e tempi”.
“Il progetto ci consentirà di aspirare a finanziamenti della Comunità europea, del Fai e della Fondazione Carispaq, a cui ci siamo già rivolti – ha aggiunto Daniela Di Cioccio – per questo sono in programma prossimamente una serie di eventi per promuovere la raccolta fondi, come cene, maratone, mostre e aste benefiche”.
A tal proposito il 30 luglio, in occasione dell’inaugurazione di una mostra sul 600 in Abruzzo all’Abbazia celestiniana sarà organizzata dal Rotary una raccolta fondi per la cappella. Secondo una prima stima il restauro dovrebbe costare dai 300 ai 400mila euro.
La cappella a pianta cruciforme di chiara tendenza neoclassica fu commissionata da Francesco Mazara, barone di Schinaforte, per commemorare la memoria del padre Gentile.
L’opera, iniziata nel 1906, fu completata nel 1910 su progetto dell’ingegnere Domenico Poillucci e ha raggruppato le migliori maestranze locali dell’epoca per la sua realizzazione.
L’artista di maggior rilievo che ha operato nel monumento è certamente lo scultore Giovanni Granata che ha realizzato: un angelo di marmo, posizionato al lato del cancello principale; due statue che posano sui sarcofagi all’interno della cappella rappresentanti la Carità segreta e l’Angelo della Morte; lo stemma, sorretto da due puttini di marmo; lo scheletro di bronzo che sovrasta lo stemma stesso.
da rete5.tv
Le aquile asburgiche in ferro battuto alla mostra “La vecchia Posta a Bolzano”
Bolzano riscopre la Posta
Apre oggi e sarà visitabile sino al 31 ottobre 2012 il percorso ospitato a palazzo Mercantile
Una mostra… ragionevole (nel senso di dimensioni limitate), che inserisce i francobolli nel contesto del servizio per il quale sono nati e che dura un anno. Apre questo pomeriggio alle ore 18 e potrà essere visitata fino al 31 ottobre 2012 “La vecchia Posta a Bolzano”, esposizione accolta a palazzo Mercantile, in via Argentieri 6 del capoluogo sudtirolese.
“Prende in esame -precisa il presidente della Camera di commercio cittadina, Michl Ebner- l’avvio sul territorio altoatesino del sistema postale”, analizzando le tipologie di trasporto e i percorsi che collegavano Bolzano ai principali centri europei. Attraverso oggetti (fra i quali spiccano i dipinti, la selezione acustica dei segnali diffusi tramite corno, un calesse e le aquile asburgiche in ferro battuto), lettere ed altri documenti, la rassegna spiega gli avvicendamenti politici della zona, evidenziando il contributo assicurato dalla prestazione allo sviluppo dell’economia e della società. Facilitando lo scambio di informazioni e lo spostamento di persone e merci.
Ritorna così la storia dei Tasso, l’attiva famiglia originaria della val Brembana che avviò il supporto su vasta scala, lavorando per la Repubblica di Venezia, i papi a Roma, i monarchi a Bruxelles e in Spagna. Sull’asse Innsbruck-Verona via Brennero si distinsero, nello specifico, i conti Thurn Valsassina e Taxis.
“Vuol far conoscere -aggiunge per i curatori Thomas Mathà- una parte della comunicazione di allora, com’è nata, come funzionava, cosa ne possiamo trarre per capire la storia economica della nostra città”. Quindi, traffici, sviluppo urbano e posta, che si muovono di pari passo. Avendo presente il ruolo di Bolzano come punto di incontro fra culture ed interessi finanziari differenti. “Abbiano cercato di farlo vedere con diversi materiali, e il plus valore è l’aggancio alla realtà locale”, questo concretizzato sopratutto con la sezione di storia postale, costituita da corrispondenza epistolare che, partendo dalla nazionalizzazione del servizio introdotta nel 1770, arriva alla fine del XIX secolo. E mentre le missive viaggiano, al governo si alternano gli Asburgo, l’occupazione bavarese, quella napoleonica, il Regno d’Italia e poi ancora Vienna.
da vaccarinews.it
Lo smantellamento delle ringhiere in ferro battuto di Villa Galli
La Romantica, è iniziata la sua fine
Qualche settimana fa è stato ordinato lo smantellamento di villa Galli da parte dei proprietari
L’allarme lo ha lanciato Lugano Vintage dalla sua pagine Facebook. I nostalgici della perla sul Ceresio che fu, hanno pubblicato ieri su internet delle fotografie di Villa Galli in cui si nota la mancanza delle ringhiere in ferro battuto.
Tra gli amici di Lugano Vintage c’era chi ha cominciato a sollevare il dubbio che fossero stati dei ladri a portarsi via parte della struttura. Su una fotografia, in fondo, si scorge anche un furgoncino bianco. Chissà, si domandava qualcun’altro, che non fosse quello il veicolo sul quale i ladri o presunti tali hanno usato per caricare le ringhiere?
E invece no. Chi sta portando via i parapetti in ferro battuto non sono dei ladri. l’inizio della fine è imminente. Il sipario sulla “Romantica sta calando definitivamente. Come riferitoci dal Comune di Melide, su ordine dei proprietari sono iniziati i lavori di smantellamento dell’immobile.
da tio.ch
Arte e ferro battuto alla 55esima edizione della Biennale di Venezia
Venezia: in quali Padiglioni scovare i giovani talenti
di Sara Dolfi Agostini
In questa 55ª edizione della Biennale di Venezia non sarà, come spesso in passato, l’Esposizione Internazionale d’Arte a consacrare gli artisti emergenti. Infatti, la mostra ideata da Massimiliano Gioni e intitolata “Il Palazzo Enciclopedico” è, per certi versi, un ripescaggio di artisti dimenticati della storia dell’arte e a calamitare l’attenzione del pubblico e della stampa saranno i molti veterani e gli outsider che, pur avendo contribuito a indagare e formare gli immaginari visivi del secolo scorso come è il caso di Aleister Crowley o Carl Gustav Jung, non hanno partecipato in maniera esplicita e volontaria alla definizione delle pratiche artistiche. L’occasione di scoprire nuovi talenti e approfondire il loro lavoro è dunque concentrata nelle partecipazioni nazionali, che sono 88 quest’anno e oltre 10 sono orientate alla presentazione monografica di giovani artisti, invitati per chiamata diretta o tramite bandi di concorso.
Tra i padiglioni che sbarcano per la prima volta nella Laguna di Venezia, c’è quello delle Bahamas che celebrano i quarant’anni di indipendenza dal dominio britannico con l’artista Tavares Strachan (1979, Nassau, Bahamas). Negli spazi del padiglione, Strachan aggiunge un nuovo tassello alla sua indagine sulle connessioni identitarie tra paesi remoti, di confine, e sulle aspirazioni dell’uomo a conoscerli in profondità, affrontandone le diverse condizioni abitative e lasciando emergere le idiosincrasie che li caratterizzano. Il progetto, dal titolo “Polar Eclipse”, è ispirato all’esperienza umana nel Polo Nord e articolato in un nucleo eterogeneo di opere tra cui spicca il video “40 Days and 40 Nights”, nel quale ha invitato gli studenti di una scuola elementare di Nassau a cantare una canzone tradizionale degli Inuit, popolo di nativi americani originario dell’Artico e oggi in via di estinzione.
Strachan non è nuovo a simili collaborazioni: appena diplomato a Yale, è salito agli onori della cronaca artistica per l’opera “The Distance Between What We Have and What We Want” (2006), un blocco di ghiaccio di 4,5 tonnellate che ha estratto in Alaska e trasportato nelle Bahamas per presentarlo ai bambini delle scuole primarie che, essendo cresciuti sulle isole tropicali, non avevano alcuna cognizione delle proprietà della materia. Quindi, con “Orthostatic Tolerance” (2006-2010) si è cimentato nel tentativo di costruire un’agenzia di esplorazione oceanica e aerospaziale nella capitale Nassau: un progetto che “si articolava in modo complesso e che rendeva difficile la riconoscibilità dell’artista sul mercato”, spiega Ronald Feldman, titolare dell’omonima galleria newyorkese che ha lavorato con Strachan fino al 2010 vendendo le sue opere in un range molto ampio che va da 50 dollari a 200mila dollari.
Anche il Kosovo, che come le Bahamas partecipa per la prima volta alla Biennale di Venezia, ha puntato su un giovane artista, Petrit Halilaj (Scenderaj, Kosovo, in 1986), la cui ricerca affonda le radici nella condizione transnazionale del fare arte e riguarda le modalità di traduzione e rappresentazione della realtà attraverso la mediazione dell’esperienza personale. Halilaj ha lasciato il Kosovo da adolescente per studiare all’Accademia di Brera di Milano e vive oggi tra Mantova e Berlino, ma nel suo lavoro s’ispira spesso a un reticolato di memoria e vestigia rurali che trasmettono alle sue opere il sapore arcaico di un mondo lontano nello spazio e nel tempo.
Chiamato a rappresentare il suo paese di origine dal commissario Erzen Shkolloli, artista lui stesso e direttore della Galleria Nazionale del Kosovo a Pristina, l’artista immerge il visitatore in un ecosistema fatto di terriccio, rami, uccelli, metalli e vestiti, affiancato da un video, effimera e disegni. Ad accompagnarlo nella sua carriera, c’è la Galleria Chert di Berlino che offre i suoi lavori a partire da alcune centinaia di euro per edizioni e piccole opere su carta.
Ma quest’anno non sono solo i padiglioni esordienti ad aver interpretato la più antica istituzione internazionale dedicata all’arte contemporanea come un trampolino di lancio per le nuove generazioni. Ad esempio, il padiglione svizzero, che dal 2012 è gestito dall’agenzia Pro Helvetia coadiuvata da una giuria indipendente di artisti, curatori e storici dell’arte, ha nominato Valentin Carron (Martigny, 1977) per la sua opera scultorea giocata su un vocabolario di stili e forme che richiama la sua regione natale e crea un cortocircuito tra arte e vernacolare, artefatto e readymade.
Nel padiglione, l’artista ha disposto un serpente bicefalo in ferro battuto di 80 metri di lunghezza che si estende per tutto il perimetro della struttura: ispirato agli elementi decorativi dell’art nouveau di inizio ‘900 e scelto per la sua forma semplice, quasi minimalista, induce una riflessione sull’idea stessa di scultura, il suo valore estetico e la sua funzione architettonica. Intorno, puntando ancora sull’ambiguità delle sue appropriazioni tra kitsch e pop, Carron ha allestito un motorino fuori produzione della Piaggio e delle opere in fibra di vetro che simulano opere astratte moderniste, ma per lui sono anche un dispositivo per confrontarsi con la tradizione culturale del cantone di Valais che, per costruirsi una forte identità nazionale all’indomani della seconda guerra mondiale, attivò una politica di produzione di simboli e oggetti artistici.
Dal 2004, Carron lavora con la galleria Eva Presenhuber di Zurigo che vende le sue opere molto eterogenee tra 20 e 250.000 franchi svizzeri.
A rappresentare la Polonia, invece, è Konrad Smoleński (Kalisz, 1977), scelto attraverso un bando indetto dalla Galleria Nazionale Zacheta. Musicista punk, performer e artista, Smolénski realizza monumentali installazioni che producono un’amalgama di suoni e fragori atti a interagire con il pubblico modificando la tradizionale esperienza di contemplazione estetica caratteristica negli spazi espositivi.
Queste complesse strutture sono vendute dalla galleria Leto di Varsavia tra i 2-50mila euro e, poco adatte a contesti domestici, sono entrate soprattutto nelle collezioni di istituzioni come il Museo di Arte di Lodz e il Museo Chopin. Il progetto per il padiglione, “Everything Was Forever, Until It Was No More”, include infatti due campane in bronzo di 400 kg ciascuna collegate a uno strumento meccanico che trasforma il loro suono intermittente in un flusso acustico regolare mirato a innestare nei visitatori un senso di inquietudine, che per Smolénski è lo stesso che riverbera nella nostra vita quotidiana assediata da cumuli di informazioni.
Come la Polonia, anche l’Irlanda ha realizzato un bando per il Padiglione alla Biennale di Venezia, organizzato dall’agenzia per la promozione delle arti, Culture Ireland, in collaborazione con il locale Arts Council. A vincere sono stati, dunque, artista e curatore, rispettivamente Richard Mosse (Kilkenny, 1980) e Anna O’Sullivan, fondatrice e direttrice dello spazio non profit Butler Gallery che si trova nel castello medievale di Kilkenny, piccola città situata nel sud del Paese. Scoperto attraverso il concorso “Regeneration2″ (2001), un evento espositivo prodotto ogni cinque anni dal Musée de L’Elysee di Losanna insieme ad Aperture Foundation di New York per individuare i fotografi del domani, Mosse si è distinto per un’indagine sulla rappresentazione della guerra.
Nelle sue immagini, l’estetica dell’istante decisivo che ha calamitato per decenni lo sguardo del fotogiornalista sull’azione nel pieno del suo svolgimento, è rifiutata in favore di una vocazione alla ricostruzione dei fatti che integri le strategie visive usate dal fotografo e dal pubblico destinatario a guardarle. In “The Enclave”, il progetto per il Padiglione Irlandese, Mosse costruisce una complessa installazione multimediale a partire da un filmato a infrarossi nel quale racconta la guerra civile che alla fine degli anni ’90 causò oltre 5 milioni di morti nell’est del Congo: una tragedia che sfuggì ai media internazionali e alla coscienza collettiva in un mondo dove, come scrisse in tempi non sospetti Baudrillard, sono soprattutto le immagini a conferire potere di realtà agli eventi.
Come in tutti i suoi lavori, in vendita dalla Galleria Jack Shainman di New York a prezzi tra 4.500 e 75.000 dollari in edizioni di 2 o 5 esemplari più una prova d’artista, Mosse produce una tensione tra il potenziale narrativo dell’arte e la capacità documentaria dei media in situazioni a forte componente drammatica, rievocando le riflessioni di Susan Sontag nel saggio “Davanti al dolore degli altri” (2006).
Così, mentre la Mostra Internazionale si impegna ormai da un quinquennio sul fronte della ricostruzione di un ponte tra contemporaneo e storia dell’arte, affidandosi a nomi del passato come già era stato per “ILLUMInations” con Tintoretto nel 2011, i padiglioni nazionali accendono i riflettori sugli artisti emergenti, intravedendo nella Biennale un’occasione per mostrare gli aspetti più sperimentali e di ricerca dei nuovi talenti che si affacciano all’Olimpo dell’arte internazionale.
da arteconomy24.ilsole24ore.com
Corsi di ferro battuto al Centro Giò De André
AL CENTRO GIO’ DE ANDRE’ TANTE PROPOSTE PER TUTTI I GUSTI
Il Centro Giovani propone nuove iniziative estive dopo la buona riuscita delle attività invernali. Il passato inverno e questa primavera sono stati caratterizzati da molte attività: il corso di fotografia; il seminario di chitarra brasiliana; Radio Baratti e il concerto del 25 Aprile a Marina per mandare un messaggio contro la violenza. E ancora: lo spazio studio; l’inaugurazione presso il Centro Giovani del presidio “Libera”; l’installazione di una cartellonistica esterna per incrementare la visibilità della struttura.
Infine: l’evento sportivo “Giòlimpiadi”, realizzato con il prezioso contributo di due stagisti dell’ITC Einaudi, Sandra Lera e Marco Baldi. La giornata si è svolta l’11 Maggio scorso negli spazi esterni del Centro. L’evento consisteva in tornei sportivi di squadre a 3 con premiazione finale; la cinquantina di ragazzi che ha partecipato si sono confrontati a calcetto, basket, pallavolo, ping pong e biliardino, sotto un’ottica di divertimento e socializzazione attraverso lo sport.
Le mattine saranno caratterizzate dallo Spazio studio/gioco gratuito per elementari e medie che si svolgerà dal Lunedì al Venerdì dalle 9,00 alle 12,00.
I pomeriggi e le sere vedranno l’alternanza di diversi corsi: corso di dj; corso di Djembe; corso di skate in collaborazione con la Uisp; corsi informatici e di grafica.
Inoltre una volta allestito lo spazio esterno (da metà Giugno) sarà possibile prenotare il campetto da pallavolo, il basket 3vs3 e il calcio-tennis con fascia oraria 18-20 o 21-23.
Infine all’interno del progetto provinciale “Ritrovarsi giovane” che vede la collaborazione dei Comuni della Val di Cornia e offre la possibilità di imparare antichi mestieri per opportunità di lavoro nel presente, si propone un corso di scalpellino nel Comune di Sassetta dal 23 Giugno al 7 Luglio (iscrizioni anche presso il Centro Giò fino al 20 Giugno). A questo seguiranno corsi di: carbonaio, sapone, pesca, ferro battuto, etc.
da corriereetrusco.it

