Unica-Modenantiquaria : ferro battuto per il giardino indoor

Petra: il giardino si veste d’antico

di Donatella Forni

Dal 13 al 21 febbraio si rinnova l’appuntamento con “Unica-Modenantiquaria”, la manifestazione internazionale di alto antiquariato tra le più importanti d’Europa. Un intero padiglione, Petra, è dedicato all’antiquariato per esterni, parchi e giardini.

Anfore in terracotta, cancellate in ferro battuto, antichi vasi portafiori, fontane e vasche in marmo, ma anche intere serre e giardini d’inverno. Tutti pezzi unici, che si possono ammirare a Petra, il “giardino indoor” di Modenantiquaria, dal 13 al 21 febbraio a ModenaFiere: un intero padiglione che offre ai visitatori pezzi di antiquariato per esterni, per arricchire le aree verdi di abitazioni di pregio. Unica rassegna di questo genere in Europa, da diciassette anni Petra è diventata sinonimo di antiquariato per esterni. Nel padiglione interamente dedicato, il migliore antiquariato per parchi e giardini fa bella mostra di sè per un pubblico sempre più vasto.

Con una proposta selezionata di antichi arredi per esterni e preziosi elementi architettonici di recupero, Petra evoca atmosfere en plein air e suggerisce un uso creativo nelle ristrutturazioni edili di materiali eterogenei: fontane, colonne, capitelli, anfore in terra cotta, pavimentazioni per esterni e interni, ma anche inferriate e cancellate in ferro battuto, vasi portafiori, vasche in marmo, intere serre, porte e camini. Tutti pezzi unici che i visitatori possono ammirare a Petra, dove le aree verdi diventano oggetto di architettura ed esaltano il valore dell’immobile.

Interi giardini d’inverno della prima metà del XX secolo, realizzati completamente a mano in ferro battuto, senza alcun tipo di saldatura, e ancora lampioni d’epoca, pensiline liberty, porte di ogni tipo, cancelli, panchine della famosa manifattura Colebrook-dale, addirittura antiche arnie in legno, risalenti ai primi anni del ‘900: queste sono solo alcune delle proposte del salone. Ma Petra continua a crescere: aumenta la varietà di arredi d’epoca, il pregio dei materiali architettonici, la presenza di un pubblico affezionato e l’apprezzamento degli operatori del settore.

Curiosi, intenditori, paesaggisti, architetti e professionisti dell’arredo visitano il salone alla ricerca di oggetti esclusivi e di idee sempre nuove per l’allestimento delle aree verdi e la ristrutturazione di dimore di pregio. Ma Modenantiquaria non è solo sinonimo di giardini di classe: da oltre 20 anni è l’unica rassegna nel panorama europeo a dipingere un affresco completo e variegato dell’arte antica. Questo grazie alla rassegna di pittura Excelsior, esclusivamente focalizzata sulla produzione dell’800, ai gioielli, le supellettili e i mobili più rari ed eleganti di Modenantiquaria che si affiancano alle antichità per esterni di Petra.

Dal 2010 la manifestazione diventa ancora più “Unica”, moltiplicandosi per quattro. L’aggettivo è usato come un vero e proprio logo per raggruppare le tre aree espositive e “Art&Food”, novità della scorsa edizione: si tratta del ristorante gastronomico interno al quartiere fieristico diretto dallo chef modenese Massimo Bottura, che anche quest’anno ospiterà performance culinarie di chef “stellati”.

Modenantiquaria quest’anno è definita “Fine Art Expo” per evidenziare come l’intera manifestazione tenda a trasformarsi sempre più in un carosello di eventi legati all’arte e al suo mercato e si prefigga di centrare ancora una volta gli obiettivi culturali e commerciali di assoluta esclusività, intensità e, appunto, unicità.Nata alla fine degli anni ’80 su ispirazione di giovani appassionati e collezionisti, Modenantiquaria ha saputo cogliere in anticipo le tendenze del gusto e coagulare l’attenzione di un pubblico colto e raffinato, ponendosi come punto di riferimento fondamentale nel mercato dell’arte antica.

La manifestazione è organizzata dallo studio Lobo srl di Correggio, in collaborazione con Ascom Confcommercio di Modena, il Sindacato Autonomo Mercanti d’Arte Antica Modenesi e realizzata con il contributo di Banca Popolare dell’Emilia Romagna e Vivai F.lli Tusi.

da GIARDINI.BIZ

Roma le catene in ferro battuto di Piazza Navona

Piazza Navona, ecco la catena antiauto
E San Silvestro zona pedonale entro marzo
L’assessore comunale alla Cultura, Dino Gasperini: “Questa è una giornata storica, finalmente siamo riusciti a chiudere l’area alle auto e  rimetteremo le mani su piazza Fontanella Borghese, piazza Farnese e piazza di Spagna”

di LAURA SERLONI

Piazza Navona è ora un’isola pedonale protetta. Sono state montate, ieri, due catene di ferro battuto per unire i colonnotti in ghisa e travertino, già installati qualche mese fa, sul lato di via dei Sediari e via di Pasquino. Così si impedisce l’accesso alle auto e si evita la sosta selvaggia in uno dei salotti della città.

“Questa è una giornata storica  -  sottolinea l’assessore comunale alla Cultura, Dino Gasperini  -  Finalmente ci siamo riusciti: abbiamo chiuso questa piazza alle auto. Credo si tratti di un segnale importante: piazza Navona ha finalmente una tutela che riguarda tutta la piazza, intesa come bene architettonico e monumentale, e non più solo delle fontane. È un cambio di passo e di mentalità”. E poi sulla polemica del restyling del cuore del Barocco ripete: “A noi piazza Navona piace così com’è, non vogliamo toccare i marciapiedi”.

I colonnotti parapedonali erano già stati installati ma i varchi erano rimasti aperti perché mancavano le catene. Un ultimo tassello che completa così la pedonalizzazione dell’area. La tutela delle principale piazze del centro storico parte dunque da qui, ma non sarà l’ultimo intervento. Si pensa infatti di rimettere le mani su piazza Fontanella Borghese, “dove già abbiamo pedonalizzato un lato e ci torneremo a breve per una seconda fase”, spiega Gasperini. Poi si procederà con un intervento a piazza Farnese e a piazza di Spagna.

“Siamo già intervenuti a largo dei Calcarari dove l’isola pedonale funziona e a piazza dell’Orologio che è stata semipedonalizzata  -  continua l’assessore  -  Da qui alla fine della consiliatura andremo avanti nella battaglia per il rispetto delle nostre piazze e strade più belle. E tra fine febbraio e i primi di marzo consegneremo piazza San Silvestro, la nuova area pedonale del centro storico”. Nell’ex sede del capolinea degli autobus dell’Atac proseguono infatti i lavori per la riqualificazione della piazza in base al progetto firmato dall’architetto Paolo Portoghesi.

da ROMA.REPUBBLICA.IT

Salisburgo : bellissima anche senza neve

Salisburgo, la piccola Vienna

di Marisa Coluzzi

L’Italia è già un lontano ricordo. Miglio dopo miglio guadagno sempre più metri d’Austria. Manca qualcosa però perché l’atmosfera invernale sia quella consona alla città asburgica: la neve. L’ho intravista sui monti che circondano Innsbruck la mattina durante il viaggio, ma qui niente. Più mi avvicino a Salisburgo e più verdi paesaggi tradiscono le mie aspettative.

Dalla bianca città innevata, vista nelle foto prima della partenza, mi ritrovo tra i colori pastello della “piccola Vienna” mentre l’osservo dal ponte Mullner Steg sul fiume Salzach. A sinistra, sulla riva opposta, cupole verdi luccicano davanti ad un bosco secolare che risale lungo un bastione su cui si erge un’imponente fortezza. Un freddo umido e pungente non mi fa rimpiangere le abituali temperature ancor più gelide del periodo e mi incita ad attraversare il ponte in tutta fretta.

La prima meta è la Getreidegasse: il paradiso dello shopping. Una via piena di negozi, cioccolaterie e ristoranti tipici. Il salotto buono della città con i suoi palazzi antichi, alti e stretti che si aprono posteriormente su cortili con caratteristiche logge a collegare i vari appartamenti.

Al numero 9, apposta su una bella facciata gialla, l’insegna d’oro “Mozart Geburtrhaus” ricorda dove vide la luce Wolfgang Amadeus, il celeberrimo figlio della città, che ha “condannato” Salisburgo ad essere simbolo mondiale della tradizione musicale. Ogni anno, tra luglio ed agosto, la città, con il suo Festival, diventa meta di folle di turisti e amanti della musica attratti dai numerosi eventi musicali con insigni cantanti, maestri e direttori di orchestra.

Appuntamento sicuro e da non perdere, penso mentre sorseggio l’immancabile vin brulè confondendomi tra un folto gruppo di austriaci chic e un po’ snob davanti a un bar storico della strada. Per un attimo penso di essere in Italia, osservando il loro abbigliamento all’ultima moda e le borse di un famoso marchio francese che, proprio lì a fianco, ha una boutique gremita d’acquirenti.

Ma prima che l’atmosfera da shopping sfrenato di un sabato pomeriggio possa travolgermi, mi dirigo verso Domplatz e Residenzplatz dove lo sguardo, desideroso di orizzonti aperti, viene subito appagato da una vista impareggiabile.

Scie bianche di aerei trafiggono il cielo e si dissolvono sulle torri della fortezza di Hohensalzburg. Il sole tramonta e incendia gli alberi alle spalle del Duomo. Un’enorme sfera d’oro risplende in Kapitelplatz e un uomo sulla sua cima si erge libero nell’azzurro orizzonte. Sarà un’artista di strada penso, in una sua bizzarra esibizione. Non è così. La “Sphaera” di Stephan Balkenhol è un’opera contemporanea, una scultura regalata alla città di Salisburgo dalla Salzburg Foundation tra il 2007 e il 2008 nell’ambito del progetto “Salzburg Art Projects”.

Passo per il piccolo cimitero alle spalle di St. Peter Kirke all’ora dell’imbrunire. Osservo le catacombe a ridosso della montagna e le caratteristiche croci in ferro battuto che ormai non fanno più ombra nella luce fredda della penombra. Il sole si è ormai nascosto dietro un palcoscenico fuori stagione che ben presto una coltre bianca avvolgerà in un teatrale cambio di scena.

da ILREPORTER.COM

Fiera di Sant’Orso sotto la neve ?

Artigianato: maltempo non scoraggia visitatori a Fiera S.Orso
Kermesse si e’ aperta questa mattina, proseguira’ anche domani

Il maltempo non scoraggia i visitatori alla 1012/a Fiera di Sant’Orso. La kermesse dedicata all’artigianato tipico di tradizione, che si e’ aperta questa mattina alle 8 con la cerimonia di inaugurazione vicino alle porte pretoriane a cui hanno preso parte. Sin dall’alba (e fino a domani sera) gli oltre mille espositori hanno allestito i propri banchi, distribuiti nelle vie del centro storico della citta’, con opere scolpite nel legno o nella pietra ollare, con pezzi in ferro battuto, con i ricercati pizzi di Cogne, con i tessuti in canapa, gli utensili per le attivita’ agricole e le stoviglie, con gli immancabili galletti e tata’ di legno.

Ogni anno, il 30 e il 31 gennaio, Aosta si trasforma nella capitale dell’artigianato tipico. Mediamente sono 200mila i visitatori che affollano il centro della citta’, per ammirare le preziose lavorazioni, tradizionali e non, opera dell’ingegno e del lavoro dei circa mille artigiani che partecipano alla Fiera di Sant’Orso, la piu’ antica dell’arco alpino.

Non mancano, sui banchi degli espositori, le sculture in legno e pietra ollare, i bassorilievi, le opere in ferro battuto, i pannelli ed altri oggetti intagliati, i mobili in legno massiccio, i fiori in legno, le gerle, ceste e cestini in salice o nocciolo intrecciato, i sabots, classici zoccoli di legno, i drap di Valgrisenche, i pizzi al tombolo di Cogne, i tessuti di canapa di Champorcher, le pantofole in tessuto di Gressoney, gli strumenti di lavoro in legno, come i rastrelli, le scale, le botti, le posate, i taglieri, e i galletti e i tata’ in legno, veri e propri simboli della Fiera. Ognuno di questi oggetti e’ legato alla storia e alla tradizione locale.

La Fiera di Sant’Orso e’ nota anche come la fiera millenaria, dal momento che la prima testimonianza scritta che attesta la sua esistenza risale al 1206. Tradizionalmente infatti i valligiani si ritrovavano ad Aosta nel mese di gennaio per vendere, comprare e barattare utensili per la casa e attrezzi per il lavoro dei campi. Attualmente la manifestazione riveste un’importanza strategica per la promozione turistica dell’immagine non solo della citta’, ma di tutta la regione, essendo una vetrina prestigiosa per artigiani e artisti locali.

da ANSA e LIBEROQUOTIDIANO.IT

Il futuro “villaggio-albergo” di Celenza sul Trigno

Celenza, il sogno del villaggio-albergo
Il borgo vastese si converte al turismo: posti letto di qualità nelle case ristrutturate

di Rossano Orlando

Le volte a botte con i mattoni a faccia vista. Più o meno come, all’indomani dell’Unità d’Italia, doveva presentarsi l’osteria-albergo di Luigi Di Pasquale, panettiere e pizzicagnolo. Finestre, travi e stipiti, invece, somiglieranno a quelli dell’albergo che Luigi Cieri, oste, governava sul corso principale.

Le pietanze? Anche in questo caso come quelle di una volta nei tegami di terracotta, cucinate rigorosamente a fuoco lento dalle massaie del posto. Per la tecnologia, invece, bisogna rassegnarsi: a oltre 150 anni di distanza, Adsl, wi-fi, computer, teleriscaldamento e bagni raffinati, ossia le cosiddette comodità, non potrebbero mai reggere il confronto con lettere vergate a mano, telegrafo, caminetto e gabinetto alla turca. Letti in ferro battuto, lenzuola con i merletti e materassi di lana di pecora, quelli sì, fatti a mano.

A Celenza sul Trigno, 985 abitanti, 646 metri sul livello del mare, 22 chilometri quadrati di territorio in zona sismica 2, il futuro è il passato, il domani è ieri, ma la mente è quella dei comfort di Star Trek the next generation, un po’ come sulla nave stellare Enterprise.

Perché una volta restaurato, il centro storico diventerà un villaggio-albergo. Meglio: un albergo diffuso, come è avvenuto a Santo Stefano di Sessanio e come voleva trasformarsi Buonanotte, il borgo abbandonato di Montebello sul Sangro. Roba da turisti con i portafogli a venti scomparti e amanti del buon cibo, dell’aria pura per eliminare le tossine accumulate in città, relax tutt’intorno, passeggiate à go go, natura incontaminata, funghetti di qua e tartufi di là.

Qualche anno dopo l’Unità d’Italia in questo paese già sede di circondario e confermato come mandamento con tanto di ufficio del registro, agenzia delle imposte, pretura, carcere, nucleo della guardia nazionale, ufficio postale, ufficio telegrafico, monte frumentario e congregazione di carità, cantine e bettole per i popolani, casa di conversazione per i signori, il viavai dai vari servizi aveva creato un forte movimento di utenti con ovvie ripercussioni positive sulla ricchezza dei residenti. Se il reddito pro-capite in provincia di Chieti, considerata all’epoca la cenerentola d’Italia, ammontava a 8,36 lire, nel mandamento di Celenza quel dato saliva a 9,86 lire. Un botto di floridezza. Molti di quei servizi oggi sono spariti ed è impossibile pensare al loro ripristino. Ma non è detto che non si possa ripartire con le iniziative private, cominciando appunto dal turismo dove alla mano pubblica è chiesto di dare l’indirizzo politico e lo strumento amministrativo per portare a compimento scelte di rilancio del territorio.

E visto che oltre 400 abitazioni del centro storico, ossia almeno la metà del patrimonio urbanistico, sono seconde case in parte occupate in maniera saltuaria e altre in abbandono, ecco che l’idea della loro ristrutturazione per creare strutture ricettive può essere percorsa se associata al brand del territorio: il Trigno-Sinello.

Così in paese prende corpo il progetto del villaggio-albergo: una settantina di posti letto in stanze-alloggio da ricavare nelle vecchie case da ristrutturare e con 3-4 posti letto ciascuna, categoria quattro-cinque stelle. La storia recente parla di patrimonio edilizio distrutto al 37% nella Seconda guerra, quella che ha dato al borgo, scenario della battaglia del Trigno nel novembre 1943 con 26 civili morti e una quindicina di feriti, la Medaglia d’argento al merito civile: una delle aree più colpite dal conflitto.

«Siamo per lo sviluppo sostenibile e per il rispetto dell’ambiente», spiega il sindaco Andrea Venosini, 34 anni, geologo, «e l’albergo diffuso rientra in questo ampio tema che ci vede in testa nei progetti di energia rinnovabile con tutti gli edifici di proprietà comunale già dotati di pannelli fotovoltaici. Abbiamo due progetti in cantiere: la realizzazione di un parco avventura per il tempo libero», sottolinea Venosini, «all’uscita della fondovalle Trigno, nella zona del Vallone Vecchio, con 40 linee aeree di giochi sospesi tra gli alberi, passerelle, ponti e tunnel in modo da diversificare l’offerta turistica nel Vastese; il lancio della ricettività turistica, che oggi è niente, basata sul recupero del patrimonio edilizio di un centro storico che è ampio. Poiché stiamo rifacendo il piano regolatore», prosegue il sindaco, «prevediamo nuove opportunità di sviluppo per il paese, non espansive, non basate sul cemento armato ma sulle costruzioni di qualità investendo sull’esistente e restaurando ciò che c’è.

Quindi lavorando su legno e pietra e con manodopera di nicchia. In questo piano vogliamo coinvolgere l’imprenditoria della zona», continua Venosini, «le banche, le società energetiche e mettere insieme i proprietari delle case in cooperativa, visto che per loro le seconde abitazioni rappresentano comunque un costo vivo tra Ici, energia elettrica e altro e che spesso non utilizzano. Dal centro storico i turisti possono muoversi in mountain-bike su piste ciclabili che portano al parco avventura e verso il sito di interesse comunitario vicino al fiume Trigno per il quale è necessario un piano di gestione; fare escursioni a piedi sui sentieri; partecipare alle arrampicate sulla roccia; assistere alle produzioni biologiche del territorio», conclude il primo cittadino.

Convinto della bontà di questa svolta esistenziale per il paese è anche l’assessore Antonio Antenucci, 31 anni. «Vengono a visitarci da Roma, da Napoli, perché l’ambiente è vivibile. Ma il turismo», sostiene Antenucci, «che è innanzitutto crescita culturale, resta una parola vuota se non ragioniamo in termini diversi. Spetta al Comune creare i presupposti per una svolta del genere ed è ciò che faremo avendo investito sulla politica energetica delle fonti rinnovabili che ci lancia nel comprensorio. Incontreremo presto i cittadini illustrando questo piano di rinascita per Celenza». La scommessa è partita.

da ILCENTRO.GELOCAL.IT